di Alfonso Lentini

Un giorno si scoprì che i sogni erano una fonte energetica al pari del carbone o del petrolio. Gli scienziati trovarono subito il modo di sfruttare questa risorsa praticamente inesauribile e priva di costi; e il mondo cambiò da così a così.

Ogni tipo di sogno andava bene, si disse: non importava che fossero incubi o sogni erotici, rigurgiti dell’inconscio o ricordi casuali sfilacciati in trame incongrue; l’importante era che fossero vividi e abbondanti. Energia onirica, si disse. E tutti a sognare. E a produrre energia, e quindi ricchezza.

Ma ci sono persone che per natura sognano poco o nulla, così accadde che queste ultime venissero guardate male, emarginate. Alcuni si inventavano sogni mai fatti, e li raccontavano nei bar nel tentativo di riabilitarsi agli occhi dei conoscenti; ma si capiva che erano sogni farlocchi, innaturali, e nessuno ci credeva. I sognatori efficienti, al contrario, erano accolti con grandi onori nei salotti mondani e addirittura si erano formati club esclusivi, conventicole di sognatori particolarmente capaci.  In generale i dormiglioni, quelli che amano indugiare a letto ronfando oltre misura, una volta oggetto di pubblica riprovazione, erano invece ammirati e rispettati: chissà che non stessero sognando sogni produttivi, di quelli utili al benessere collettivo. Guai a svegliare uno che dorme! Farlo era considerato non solo maleducazione ma una grave mancanza di senso civico.

Passarono alcuni secoli, grazie all’energia onirica gli ingranaggi del mondo giravano trionfalmente. Finché si scoprì che anche la gioia poteva essere convertita in fonte energetica; ottima – ad esempio – come propellente per gli aerei di linea o per le navi spaziali, per l’illuminazione artificiale, per le connessioni web e si capì che quella sviluppata dalla gioia era un’energia ben più potente della prima.

Ma provare gioia è più difficile che sognare. La gioia è, in un certo senso, la realizzazione di un bel sogno: qualcosa di più raro e complesso. Perché funzionasse come fonte energetica, inoltre, doveva essere autentica. Quella provocata artificialmente — attraverso l’autoinganno, l’ipnosi o l’uso di droghe — non dava risultati.

I provatori di autentica gioia, detti anche gioiosi, erano rarissimi e ricercatissimi. Un bel giorno però la dottoressa Annagrazia Grazianna, ricercatrice del CNR, ebbe un’intuizione geniale: i bambini! Quelli sì che provano gioia con facilità. Basta agitare una qualsiasi bandierina davanti ai loro occhietti e loro battono le manine felici. Come effetto collaterale nacque così una nuova professione, quella degli induttori di gioia, persone dotate di un viso particolarmente espressivo che, armate di sonaglini e consimili gingilli, si piazzavano davanti ai bimbetti cercando di spremere da loro tutta la gioia possibile.

Il babau settete, celebre gioco in cui ci si copre il viso per poi mostrarsi all’improvviso a un bambino che per la sorpresa ride felicemente, non venne più visto solo come un divertente esercizio cognitivo utile a sviluppare consapevolezza ed emotività nei neonati e si trasformò in serissima tecnica finalizzata alla produttività materiale. YouTube e i social si riempiono di tutorial dove si insegnava come scatenare con quel giochino il massimo di gioia negli ignari pargoletti. Genitori, zie, nonne e nonni, sbucavano all’improvviso da ogni anfratto strabuzzando buffamente gli occhi. Per un certo periodo, in seguito al generale entusiasmo per la nuova scoperta, furono di gran moda i campionati nazionali di babau settete. Ma la moda passò subito, perché gli induttori di gioia, persone serissime e dedite al lavoro, non avevano tempo da perdere in simili futilità. Lavoravano sodo e il mondo ne trasse a lungo giovamento.

Passarono ancora altri secoli e arriviamo infine ai nostri tempi.

Avvenne che si scoprì una fonte energetica ancora più potente, la più potente in assoluto. E fu la rovina del genere umano.

Si scoprì che l’energia suprema era quella generata dal dolore. Fu un dramma globale. Le guerre, già endemiche nel nostro pianeta, si moltiplicarono spaventosamente. Tanto, si disse, se bombardiamo una città e la distruggiamo, con l’energia prodotta dalla sofferenza della popolazione, te la ricostruiamo in pochi minuti. Più bella e splendente di prima. E di energia ne avanzerà in abbondanza, sempre di più, per far muovere alla grande la girandola del progresso. Altro che sogni, altro che gioia!

Di conseguenza, non più sognatori o gioiosi a popolare i salotti che contano, a guadagnare ospitate in tv o like sui social. Solo i sadici, i torturatori, gli stupratori, gli accoltellatori – com’è sotto gli occhi di tutti – sono ormai graditi nel bel mondo e considerati una preziosa risorsa per l’umanità.

Di Bac Bac