di Tano Siracusa

In camera oscura non stampavo i provini a contatto. Troppo piccoli, e diseguali nell’esposizione. Preferivo stampare i negativi direttamente su formati da cartolina, uno dopo l’altro, facilmente leggibili.
Era un’immersione nel passato, un passato relativamente recente, di cui avevo memoria. Un viaggio affascinante e faticoso nella luce rossastra, nell’odore degli acidi che stordiva. Col trascorre delle ore diminuiva la lucidità e poteva succedere che dei negativi che avrebbero meritato una stampa non venissero selezionati.
A distanza di decenni con un piccolo scanner ho potuto visionare quegli scarti, fotografie che non agganciano alcun ricordo, neppure del dove e del quando. Potrebbe averle scattate un altro fotografo, se non fosse che le inquadrature, l’attesa dell’attimo, la ricerca della composizione, sono ciò che ho sempre cercato guardando nel mirino.
Perciò nella seconda parte di questo video, Periferie, le località non sono più indicate: nella maggior parte dei casi riconosco i continenti ma non le nazioni, né ricordo l’anno preciso di quei viaggi.
È un esperienza curiosa, un po’ straniante, di perdita e riconoscimento di quell’altro che sono stato e che sembra misteriosamente permanere. Un viaggio in un tempo ormai perduto, dimenticato, di cui le pellicole trattengono quelle minuscole tracce traslucide e sconnesse, al confine di una problematica durata dell’identità.
