di alfabeta

Secondo la maggioranza degli abitanti del Condominio l’ ultimo inquilino ha preso possesso dell’appartamento una notte di circa sei mesi fa. Di sicuro nessuno allora l’ha visto entrare e poi nessuno lo ha visto uscire. Nessuno in realtà lo ha mai visto, neppure io che vivo nell’appartamento accanto, al primo piano. E nessuno, tranne me, si è accorto che con il suo arrivo si è accesa nell’oscurità una luce nuova, ma non per gli occhi.
Più o meno in quel periodo, era d’estate, mi era sembrato di sentire dei rumori provenire dall’appartamento accanto, forse il suono di un pianoforte. Mi ero affacciato sul cortile interno: appesa alla ringhiera dell’appartamento accanto pendeva ad asciugare una camicia bianca con la maniche tese in giù. Sembrava la sagoma di un uomo che precipitava. Dalla finestra chiusa filtrava il suono di un pianoforte.
Lizst, mi aveva poi comunicato il farmacista, unico abitante del terzo piano, con un sorriso ambiguo, forse allusivo.
L’ingresso del Condomino è integro, la portineria, il sottoscala sono intatti, mentre nell’appartamento accanto alla portineria al posto della finestra c’è un enorme buco. Il morso di una ruspa.
Alcuni appartamenti, quelli azzannati dalle ruspe, sono stati abbandonati. La portineria con il sottoscala, il primo piano e il secondo, il terzo abitato dal farmacista, il sesto, parte dell’ottavo piano, sono ancora abitati.
Quella sera di sei mesi fa avevo bussato alla porta del nuovo inquilino e subito era cessato ogni rumore, anche l’ultima nota del pianoforte era stata assorbita dal silenzio che aveva di nuovo inghiottito l’appartamento. La porta era rimasta chiusa. Altri abitanti del Condominio nei giorni successivi avevano bussato a lungo e inutilmente alla porta. Passi, fruscii, rumori, a volte le note al pianoforte, si spegnevano subito.
Gli abitanti del Condominio sembrano essersi ormai abituati a questa presenza elusiva, che non si manifesta direttamente. A poco a poco ci si abitua a tutto. E inevitabilmente si ragiona, si discute, si avanzano ipotesi e sospetti, si accendono timori, paranoie, a volte speranze insensate.
Il Condominio da mesi si interroga e si divide sull’abitante del primo piano, sulla sua identità, sulla sua natura. E sulle sue intenzioni. Perché il nuovo abitante, come chiunque altro, è tutt’uno con le sue intenzioni, i suoi progetti, con ciò che deve ancora accadere.
Forse, ha suggerito la portinaia, è il vecchio proprietario andato via una decina di anni fa, ritornato per impedire alle ruspe di divorargli la finestra, quella rimasta con le persiane chiuse affacciata sulla strada principale.
La moglie dell’idraulico del quarto piano ha subito obiettato che non si capisce perché non si faccia vedere da nessuno. Perché si nasconde? Se lo chiedono un po’ tutti.
Il giovane avvocato del secondo piano ha diffuso qualche settimana fa una mail con un comunicato della Direzione del Partito, che annuncia l’arrivo nel Condominio del nuovo segretario, incaricato di riorganizzare e dirigere la lotta. Nessuno ha commentato l’improbabile documento, proveniente da un un Partito scomparso da tempo in una leggendaria clandestinità.
Non ci sono evidenze, neppure indizi per sostenere, come fa ad esempio la vedova del sesto piano, che il nuovo arrivato sia semplicemente un solitario, un sopravvissuto suo malgrado all’ ultima invasione, uno che cerca solo di sparire, di sottrarsi non solo alle ruspe ma anche alle trappole degli sguardi.
Per tutti gli altri inquilini del sesto piano invece il nuovo arrivato sarebbe un infiltrato, un sabotatore. Secondo loro dovremmo forzare la porta e buttarlo fuori. Lui, il pianoforte e tutte le sue oscure, subdole manovre per favorire una nuova invasione delle ruspe.
A me sembrano tutti pazzi.
Nessuno di loro ha percepito la luce accesa dal nuovo arrivato, luce per la mente non per gli occhi.
Da allora recito ogni sera il terzo versetto del Primo Libro, di nascosto, come una preghiera interdetta, come un mantra proibito e propiziatorio, tramandato a memoria da sette generazioni di sacerdoti subito dopo la distruzione delle ultime biblioteche. Vivrà fra le nostre rovine nel buio e nel silenzio, e la sua luce non brillerà per gli occhi.
Di notte le orbite vuote delle finestre si aprono sui fuochi che illuminano le rovine della città.
