«Cominciate col fare ciò che è necessario, poi ciò che è possibile. E all’improvviso vi sorprenderete a fare l’impossibile».
San Francesco
Michele Sodano si è insediato alla guida della città da circa tre mesi: un periodo ancora troppo breve per poter valutare la concreta realizzazione di quella svolta amministrativa che molti cittadini attendono.
Tuttavia, è un arco di tempo sufficiente per formulare un primo giudizio, seppur parziale, sull’andamento dell’attività di governo e sulle scelte compiute dall’amministrazione comunale in questa fase iniziale del mandato.

Di sicuro la figura del nuovo sindaco è già un grande segnale di cambiamento. Michele Sodano è un giovane preparato, colto, ambizioso e svincolato dai vecchi padrini della politica locale. Un politico, quindi, che ha tutte le caratteristiche per lasciare un segno profondo e innovativo nell’amministrazione della città.
Gli obiettivi di medio-lungo periodo
Naturalmente, i problemi della città sono il risultato di decenni di cattiva amministrazione e la costruzione di un cambiamento visibile e duraturo richiede tempi non brevi. Per dare respiro e un futuro diverso e sostenibile alla città occorrono atti e iniziative complesse e costose che richiederanno anni di intenso lavoro.
Penso al nuovo Piano Urbano Generale che dovrebbe porre fine alla bulimia cementizia che ha caratterizzato lo sviluppo della città e ridisegnare un nuovo assetto urbano, a partire dal recupero del centro storico e delle periferie; all’attuazione del piano per la mobilità, destinato a rivoluzionare il traffico cittadino attraverso l’introduzione di sistemi di trasporto su rotaia, percorsi meccanizzati, aree pedonali, mobilità dolce; al nuovo piano di recupero del centro storico, che dovrebbe finalmente avviarne il risanamento a oltre quarant’anni di distanza dalla legge regionale speciale che stanziava 25 miliardi di lire rimasti non utilizzati, in quello che può essere definito un vero e proprio delitto amministrativo.

Penso, inoltre, al risanamento e alla valorizzazione delle aree verdi che circondano la città e che oggi versano in stato di abbandono, a partire dal Parco dell’Addolorata; nonché alla valorizzazione di grandi complessi architettonici oggi inutilizzati o scarsamente valorizzati: il museo civico di piazza Pirandello, recentemente intestato al grande archeologo Ernesto De Miro; Palazzo Tommasi; l’ex Collegio dei Filippini; l’Istituto Gioeni; il vecchio carcere di via San Vito. Le ultime due strutture non sono di proprietà comunale, tuttavia, per il ruolo importante che possono svolgere nello sviluppo culturale e sociale della città, il comune non può rinunciare ad avere un ruolo attivo nella definizione del loro futuro utilizzo.
Questa sintetica e necessariamente parziale elencazione rende bene l’idea dell’enorme lavoro che attende la nuova giunta, dei tempi necessari e delle risorse progettuali ed economiche che dovranno essere mobilitate.

Al di là dei tempi medio-lunghi richiesti per definire gli indirizzi amministrativi, redigere i progetti e reperire i relativi finanziamenti, la nuova amministrazione dovrebbe però chiarire fin da subito gli orientamenti che intende seguire.
Occorre costruire una narrazione credibile di quella che sarà la città futura, spiegare come dovrà cambiare l’attuale organizzazione urbanistica e perché. Sarebbe un atto dovuto di trasparenza e, al tempo stesso, una premessa indispensabile a creare il consenso necessario ad accompagnare i profondi cambiamenti negli stili di vita e nell’organizzazione della vita cittadina che l’adozione delle nuove scelte comporteranno.
Gli obiettivi di breve
Accanto ad una visione di medio-lungo periodo, il cambiamento dovrebbe manifestarsi anche e soprattutto su alcuni temi che sono particolarmente sentiti dai cittadini e la cui soluzione, o almeno l’avvio concreto, non richiede tempi dilatati, ma soprattutto una chiara volontà politica. Mi riferisco, in particolare, ai servizi di pulizia e di trasporto urbano della città.
Il servizio di nettezza urbana
Agrigento è una città sporca da molto tempo. Direi da quando il servizio di nettezza urbana è stato privatizzato, con il conseguente aumento continuo delle tariffe e il progressivo scadimento del servizio. La nuova giunta, pur consapevole della situazione, sembra aver impostato la sua attività in perfetta continuità con le passate amministrazioni: reperimento di ulteriori somme nel bilancio comunale per interventi straordinari di pulizia e caccia serrata ai cittadini che abbandonano i rifiuti. Si è trascurato, però, di porre all’attenzione quello che dovrebbe essere il vero tema di svolta: l’inosservanza, da parte delle ditte affidatarie, di diverse disposizioni previste dal contratto e dal relativo capitolato d’appalto.

l’art.3 del capitolato, ad esempio, prevede lo spazzamento manuale e meccanico, nonchè il lavaggio meccanizzato di strade, marciapiedi, piazze ed ogni area pubblica, compresi i cimiteri comunali. Rientrano nelle prestazioni contrattuali anche la pulizia delle ville e dei giardini, nonché lo scerbamento delle aree urbane. Per quanto riguarda lo spazzamento meccanico, gli allegati al capitolato prevedono l’impiego di tre spazzatrici.
Eppure, da ciò che ogni cittadino può constatare quotidianamente, la realtà sembra ben diversa.
Lo spazzamento meccanico è una rarità. Di tanto in tanto si vede una spazzatrice al Viale o a San Leone, quasi più per farsi notare che per svolgere un’attività sistematica di pulizia delle strade. Lo spazzamento manuale è invece limitato a pochissime strade: via Atenea, Porta di Ponte, il primo tratto del Viale, il lungomare durante la stagione estiva. Nelle altre zone centrali risulta discontinuo, mentre nelle periferie appare pressoché insistente. Le strade finiscono per essere pulite dal vento e dalla pioggia. Anche il lavaggio delle strade sembra affidato agli eventi atmosferici, essendo quello meccanizzato praticamente assente.

Lo scerbamento, che dovrebbe interessare le strade, i marciapiedi, le aiuole, le piazze e i cimiteri e qualunque altra area pubblica, è ridotto al minimo. Spesso il comune, nonostante tali attività siano già previste dal capitolato, ricorre ad appalti aggiuntivi, con conseguente aggravio dei costi per le esangui casse comunali. (Per una disamina puntuale del contratto e del capitolato d’appalto si rimanda a https://www.bacbac.eu/2021/10/25/perche-agrigento-e-sporca/)
I momenti di monitoraggio e controllo del servizio previsti dalla normativa, dal capitolato d’appalto e dal contratto di servizio sono molteplici. Il capitolato individua una figura con poteri particolarmente incisivi e di funzioni di direzione ed indirizzo nei confronti della ditta affidataria: il Direttore dell’esecuzione del contratto (DEC). Il Direttore ha poteri di controllo sui lavoratori e sull’idoneità dei mezzi impiegati nel servizio; può effettuare ispezioni in qualunque momento in ogni luogo e per qualsiasi tipologia di servizio previsto dal contratto (spazzamento, lavaggio, scerbamento, trasporto dei rifiuti ed altro ancora). Può inoltre elevare contestazioni e sanzioni a carico della ditta; può dare disposizioni ed ordini di servizio a correzione dell’operato della ditta, che quest’ultima è tenuta ad eseguire.
Al fine di agevolare l’attività di controllo, la ditta incaricata del servizio deve fornire al RUP (Responsabile Unico del Procedimento ammnistrativo) e al Direttore dell’esecuzione del contratto la strumentazione elettronica necessaria per il monitoraggio dei mezzi nelle fasi di raccolta, trasporto e conferimento dei rifiuti. Il Direttore dell’esecuzione del contratto riveste inoltre un ruolo centrale nella fase di liquidazione dei pagamenti mensili alla ditta da parte del Comune. Questi, infatti, potranno essere effettuati solo dopo l’emissione di un certificato che attesti la regolare esecuzione del servizio.
Nel complesso si tratta di un apparato di garanzia e controllo formidabile. Resta allora da capire come sia possibile, nonostante il coinvolgimento di diverse istituzioni nell’attività di controllo e la presenza di strumenti di verifica così penetranti, che il servizio sia per molti aspetti carente e presenti delle falle macroscopiche, lasciando la città in condizioni di diffuso degrado.
Molti di questi punti sono stati toccati in un appassionato intervento in consiglio comunale da parte del consigliere di Controcorrente Alessandro Svettini, unico ad intervenire con lampante chiarezza – sia reso onore al merito. La sua denuncia politica delle inadempienze e la sua indignazione per le carenze del servizio, tuttavia, non hanno prodotto fino ad oggi nessun effetto tangibile sul piano politico-amministrativo. Come se nulla fosse accaduto.
Su questo tema, invece, la nuova giunta avrebbe dovuto intervenire fin dal giorno successivo al proprio insediamento.

Nella fattispecie bisognerebbe accertare perché il Responsabile Unico del Procedimento (RUP) è il Direttore dell’Esecuzione del Contratto (DEC) continuino a non vedere le mancanze del servizio. Sarebbe poi opportuno convocare le ditte e pretendere il rigoroso rispetto degli obblighi contrattuali, attivando i controlli penetranti previsti dal capitolato e applicando, eventualmente, le multe salate previste per le inadempienze. Un’attività così stringente avrebbe un grande effetto migliorativo sulla pulizia della città e darebbe subito un segnale concreto che la musica è diversa, che i suonatori hanno cambiato spartito.
Così come già avevo fatto con la precedente giunta di Franco Miccichè, rivolgo al sindaco Michele Sodano alcune domane utili a noi cittadini per capire il senso del lavoro amministrativo che è stato svolto finora su questo argomento.
- Quante ispezioni e di che tipo sono state effettuate negli ultimi tre mesi per verificare l’esatta esecuzione del contratto di appalto?
- Ed in particolare, è stata mai fatta una verifica sulla quantità di personale e mezzi impiegati e sulla qualità e quantità dello spazzamento?
- È mai stato verificato l’impiego delle spazzatrici meccaniche?
- Sono mai state fatte delle verifiche sulla quantità e qualità della raccolta differenziata?
- Quante infrazioni e di che tipo sono state contestate alla ditta?
- Quante multe e di che importo sono state riscosse dal comune?
- Quante tonnellate di materia riciclata ha fatturato il comune?
- C’è corrispondenza tra le quantità di materie riciclate fatturate dal comune e quelle certificate dalla ditta incaricata?
- Perché non viene istituito l’Osservatorio sui rifiuti?
I trasporti urbani
Per ciò che concerne i trasporti urbani è facile evidenziare la loro inadeguatezza a servire efficacemente una città a vocazione turistica come Agrigento. Il servizio viene svolto con autobus vecchi; le corse sono insufficienti, l’orario di servizio è limitato, soprattutto nelle ore serali; le pensiline delle fermate sono spesso invase dalla sporcizia e dalle erbacce; le fermate non sono dotate di display con gli orari di arrivo delle circolari.
C’è poi la questione legata alla gestione della TUA che non avrebbe rispettato il biglietto orario, causando un danno alla collettività che l’ex capo dell’ufficio tecnico comunale, ing. Alberto Avenia, con nota del 21 gennaio 2025, ha quantificato in 2.960.000 euro. Una cifra considerevole per un comune come il nostro che a volte non ha la disponibilità di poche migliaia di euro per riparare una buca pericolosa.
Eppure, non risulta che la vecchia Giunta abbia intrapreso alcuna azione legale, come invece suggerito dall’ufficio tecnico comunale, per il recupero del maltolto. Ecco, la nuova Giunta anche in questo caso potrebbe dare subito un importante segnale di novità se aprisse veramente gli armadi, tirando fuori le pratiche ammuffite, per tutelare l’interesse pubblico e la legalità, a partire dal recupero di questa ingente cifra ingiustamente sottratta alla collettività.

Il sistema di potere della città
I due temi appena trattati sono tra loro molto diversi, ma entrambi attengono ai rapporti costruiti dal sistema di potere economico, politico e affaristico che governa la città da decenni (https://www.bacbac.eu/2021/08/01/le-mani-sulla-citta/)
In una delle province a più basso reddito d’Italia, negli ultimi decenni hanno prosperato pochissimi gruppi imprenditoriali che, pur operando in settori economici diversi, sono assimilati da alcune caratteristiche ricorrenti:
- Sono concessionari di licenze pubbliche o beneficiari di appalti della pubblica amministrazione;
- Svolgono la propria attività in una sostanziale assenza di concorrenza;
- Forniscono servizi spesso scadenti e a costi elevati;
- Mantengono rapporti consolidati e proficui con il mondo della politica, sia di destra che di sinistra;
- Garantiscono ai titolari profitti consistenti, senza generare un ciclo economico virtuoso né produrre ricchezza diffusa sul territorio.
Le possibilità di costruire un futuro diverso e migliore passano necessariamente dalla sconfitta di questo sistema di potere, di questa cappa soffocante e pericolosa. È nella trama degli scambi tra affari e politica che si sono sviluppate reti di complicità capaci di trasformare la democrazia nel suo simulacro, sottraendo opportunità e prospettive alla città, a noi e alle future generazioni.
Oggi alcuni dei principali responsabili di questo sistema sono alle prese con vicende giudiziarie. Tuttavia, restano pienamente attivi i gangli organizzativi, politici e affaristici che si sono consolidati attraverso decenni di connivenze con i pubblici poteri. L’esistenza di questi legami rappresenta il principale ostacolo alla liberazione e al rilancio di questa terra. Non comprendere la natura di questo sistema, o non adottare le azioni necessarie a contrastarlo, significa condannare al fallimento qualsiasi autentica prospettiva di cambiamento.

Il vecchio sistema e la nuova Giunta
La precedente Amministrazione non si è distinta per la propria capacità di fornire risposte puntuali ai cittadini. Auspico che la nuova Giunta sappia interpretare diversamente il rapporto con la comunità, garantendo maggiore trasparenza e mettendo a disposizione dati, informazioni e indirizzi programmatici utili a comprendere le scelte amministrative, a partire anche dei temi e dalle domande poste in questo articolo.
La trasparenza, tuttavia, non va confusa con la comunicazione, né con una presenza massiccia sui social, soprattutto quando questa sembra funzionale a una narrazione di straordinarietà che, nei fatti, è ancora tutta da costruire.
Il ruolo del sindaco e degli assessori non è quello di scendere in strada a sollevare sacchi di rifiuti a favor di telecamere o di celebrare la pulizia di una singola via cittadina come un evento eccezionale. Si tratta di iniziative che possono avere una loro utilità comunicativa, ma che non possono diventare il parametro con cui misurare l’azione amministrativa. Presentare come straordinari interventi che rientrano nella normale gestione della città è inutile e, talvolta, persino controproducente: si rischia infatti di scivolare nella mera propaganda.
Il sindaco ha un compito diverso e ben più importante: guidare la macchina amministrativa, indicarne la direzione, stimolarne l’azione, controllarne il funzionamento e verificarne l’efficienza, assumendosi la responsabilità primaria dei risultati ottenuti, così come delle mancanze e degli obiettivi non conseguiti.
È sui risultati complessivi, sulla capacità di affrontare i problemi strutturali e sulla trasparenza delle scelte che la Giunta dovrà essere giudicata. Non sulla quantità delle dirette o delle immagini pubblicate sui social.
