di Vittorio Alessandro

Come non voler bene a Realmonte? I ricordi del pane fatto in casa e delle uova fresche portano lì: a quella collina sul mare che fa da sfondo — eppure resta lontanissimo dalle idee del paese.
Su e giù per piazza Umberto I, lunga cento metri e larga venti, passeggiavano i giovani di Realmonte, attenti a non oltrepassare il marciapiede, come se al di là ci fosse un baratro, o (appunto) profondità marine.
E come non amare la Scala dei Turchi? Un tempo, quando non era illuminata dalle luci artificiali, nelle notti di luna risplendeva solo per chi fosse disposto a mettersi in cammino dopo la seconda stella a destra. Nelle notti senza luna, invece, la Scala non c’era, e basta.
Il sindaco Alessandro Mallia ha annunciato la nuova stagione turistica: “nel solo mese di aprile sono arrivate sedicimila persone”. Occorre, dunque, contingentare.
Si penserebbe alle prenotazioni. Invece no: da questo mese non sarà più possibile prenotare online, e l’ingresso sarà consentito soltanto a chi acquista il biglietto sul posto. Non più di 1800 persone al giorno, cinquanta alla volta ogni venti minuti.
Dodici ore di entrate e uscite, dunque. Venti minuti per arrivare agli scaloni di marna sul mare e tornare indietro.
Ogni volta che, a Napoli, entro nella Cappella Sansevero per vedere il Cristo velato — dieci metri per diciassette — il tempo non basta mai.
Un bianco che trafigge, anche quello.
Ma lì, nonostante lo spazio angusto, nessuno ti accompagna fuori dopo venti minuti.
