di Tano Siracusa

ph. tano siracusa
La città di Agrigento ha perduto, secondo i recenti dati ISTAT, 4500 abitanti negli ultimi dieci anni e le previsioni indicano un possibile crollo demografico entro il 2040. Sarebbe un disastro, si diceva l’altra sera in occasione di un incontro pubblico dell’area progressista sulla mobilità ad Agrigento. Una discussione interessante, partecipata, ricca di spunti, che ha ospitato Paolo Lattaioli con un collegamento video da Perugia, in una sorta di auspicabile gemellaggio fra le due città.
Non si è però osservato l’altra sera che se gli agrigentini lasciano la città, migliaia di immigrati continuano ad abitarla.
Gli immigrati residenti nei Comuni di Agrigento, Porto Empedocle e Realmonte, secondo gli stessi dati ISTAT, sono fra i quindici e i ventimila, includendo coloro che sono privi del permesso di soggiorno.
Negli ultimi anni è cambiato il profilo dei migranti, non più soltanto adulti in età lavorativa, ma interi nuclei familiari che abitano prevalentemente nei centri storici contribuendo alla loro manutenzione, dove sono tornati i bambini a giocare nei cortili, a recarsi a scuola la mattina con lo zainetto sulle spalle.
Il crollo demografico ad Agrigento e in Italia è arginato dalla loro presenza. D’altra parte un’economia spesso sommersa, e non solo nel Mezzogiorno del paese, legata a lavori usuranti e sottopagati, è alimentata dalla disponibilità delle loro braccia nelle campagne, nell’edilizia, nei servizi, o del loro tempo, quello che non troviamo per assistere i nostri vecchi.
Il disastro, non solo demografico, annunciato potrebbe essere evitato se si si rovesciasse la premessa che orienta le politiche europee sui migranti, con poche differenze fra destra e sinistra. Se si riconoscesse cioè che quella della integrità delle razze è un abbaglio, riflesso di una mitologia delle barriere, dei confini invisibili che da sempre sono stati attraversati, mescolando patrimoni genetici, clan, popoli, lingue, religioni, culture, lungo tutta la storia dell’homo sapiens.
E il Mediterraneo è stato per millenni il principale spazio dello scambio e della ibridazione, del meticciato, cioè della profonda, autentica ricchezza di questa parte del mondo.
Adesso che Trump minaccia apertamente Cuba è utile ricordare che la sua magnifica popolazione mescola discendenti di schiavi africani e di varie popolazioni di origine europea. Un contesto che ha sradicato a Cuba ogni possibile forma di razzismo.
È auspicabile che il tema del Mediterraneo, dei migranti, della loro presenza in città, dell’accoglienza, dei servizi, venga posto al centro della campagna elettorale. Agrigento è al centro di questo mare, ieri sponda di un mondo comune, oggi scenario di guerre ed esclusioni.
