di Vito Bianco

Lo scomunicato Baruch Baruch Spinoza, maestro del pensare fuori dagli schemi della sua epoca, era convinto che gli uomini si credono liberi perché ingnorano le cause delle loro azioni. Analogamente, individuava l’origine delle superstizioni, prima delle quali l’idea di un dio che punisce e premia, nella sensazione di insicurezza che li attanaglia, in particolare per ciò che riguarda il futuro, per sua essenza incontrollabile e carico di incognite. Libertà. Superstizione. Pensare fuori dagli schemi precostituiti. Succede però sin troppo spesso che un’abitudine, una maniera consolidata di affrontare una questione, una grammatica speculativa che gode del favore generale o un modello interpretativo affermato e che sembra indiscutibile impediscano di compiere quel piccolo passo di lato che permette di guardare il problema che stiamo studiando da un diverso punto di vista, quello che di colpo ci tira fuori dall’impasse aprendo vie insospettate e, molte volte, risolutive.
Thomas Kuhn ha chiamato questa mossa “cambio di paradigma”. Stephen Gould uscita dalla cornice. Ludwig Wittgenstein parla invece del togliersi gli occhiali dal naso e provare a guardare in un altro modo la cosa che guardiamo con quelle lenti, per finalmente riuscire a vederla come doveva essere vista. All’origine, per il biologo evoluzionista, c’è la soluzione che Darwin è obbligato a escogitare per rispondere alle motivate obiezioni che il collega St. George Mivart muove al concetto di evoluzione funzionale. In ballo c’è nientemeno che l’intera teoria della origine delle specie secondo il principio della modificazione e selezione del più adatto. Se un organo si sviluppa gradualmente per svolgere una specifica funzione, osserva Mivart, allora le ali degli uccelli sono inspiegabili alla luce dell’evoluzione, perché mezza ala o un quarto di ala non consentono all’animale di volare; è quindi inevitabile ipotizzare che le ali di aquile e colombi siano spuntate già intere e pronte all’uso.
Basterebbe questo solo caso per invalidare la teoria dell’evoluzione, Darwin lo sa. La sua è la classica mossa del cavallo negli scacchi. O del personaggio di un celebre dipinto di Pedro Borrell del Caso, Huyendo de la crítica, che raffigura un baldo giovanotto nell’atto di uscire fuori dalla cornice che lo contiene. La cornice di cui parla Gould, per l’appunto (nessuna parentela con il pianista Glenn), che per Wittgenstein (parentela stretta con il pianista Paul) erano gli occhiali che siamo restii a levarci. Questa cornice si chiama funzionalismo, ovvero l’idea che un organo debba avere una sola funzione ad ogni stadio del suo sviluppo. A volte succede, altre volte no. Se il funzionalismo si irrigidisce in dogma, diventa un ostacolo (un pregiudizio) che impedisce di andare in cerca di ipotesi alternative. Gould da giovane era stato un funzionalista ortodosso, confessa, e quando il genetista Crick gli fa notare che la maggior parte degli evoluzionisti si chiedono sempre il perché e mai il come, Stephen lascia cadere l’osservazione giudicandola oziosa.
È strano, a pensarci, che non sia stato messo sull’avviso dalla lettura dei 5 e 7 dell’ultima edizione dellOrigine delle specie, quella che ho io (BollatiBoringhieri), in cui uno dei due padri dell’evoluzionismo (l’altro è Wallace) esce dal rigido funzionalismo, o monofunzionalismo, e delinea la controproposta che salva la sua straordinaria intuizione intellettuale sostenuta da solide prove fossili e fa irrompere la storia profonda nel regno naturale. E dunque: funzione, sì, ma non fissa e unica, bensì cangiante e mobile. La formula sarà quindi questa: “mutamento di funzione nella continuità strutturale”. Con la possibilità che un organo, per un certo tempo, può anche non servire a niente; ma poi, sotto la pressione dell’ambiente, può cominciare a servire a qualcosa. Le ali parzialmente sviluppate, per restare all’esempio citato, quasi certamente fungevano da regolatori termici prima di trasformarsi in strumenti per il volo battuto. La morale della storia potrebbe essere questa: le cornici sono rassicuranti, ma per pensare bene è meglio metterle da parte. Persino chi ci è nato dentro, abbiamo visto, può sentire il bisogno di andare a vedere cosa c’è dall’altra parte.
Riferimenti
Spinoza, Etica e Trattato teologico-politico
Charles Darwin, L’origine delle specie
Stephen Jay Gould, Bravo brontosauro
Ludwig Wittgenstein, Ricerche filosofiche
Thomas Kuhn, La struttura delle rivoluzioni scientifiche
