AREE PEDONALI E RINATURALIZZATE IN CENTRO STORICO?
POSSIAMO FARLO SUBITO?

Ad Agrigento l’auto privata sembra insostituibile come mezzo di trasporto.
Lo scenario europeo, invece, va in direzione opposta. Quasi tutte le città, in particolare quelle che custodiscono i luoghi e gli elementi architettonici più preziosi, si muovono verso una mobilità ecologicamente sostenibile, con l’impiego di infrastrutture che massimizzano il trasporto pubblico penalizzando il traffico privato, escludendolo quasi del tutto dalle zone centrali.
In questa direzione che vanno le cosiddette “Smart city”. Le “città intelligenti”, infatti, si qualificano proprio per una politica della mobilità che coniuga ambientalismo, risparmio energetico e riqualificazione del tessuto urbano.

Peraltro, la trasformazione verso una sostenibilità ecologica delle città è un’emergenza imposta dai cambiamenti climatici, ormai accelerati e dalle conseguenze disastrose: siccità, desertificazioni, inondazioni, scioglimento delle calotte polari e innalzamento del livello dei mari; ed è chiaro agli studiosi che l’economia basata sui combustibili fossili è al tramonto.
Bisogna pertanto attrezzarsi, e anche velocemente, per traghettare le nostre comunità caotiche ed inquinate verso nuove forme intelligenti dell’abitare, con città infrastrutturate per una mobilità ecologica, innovativa e dotate di tecnologie digitali in grado di migliorare la qualità della vita contrastando i rischi ambientali: sia quelli globali che quelli di prossimità. Quindi, politiche con ricadute immediate sulla riduzione del traffico, la qualità dell’aria, l’inquinamento acustico, l’inquinamento visivo.

Naturalmente ci vuole chiarezza di visione e coraggio per contrastare cattive e consolidate abitudini, difese ad oltranza da chi si attarda a cogliere la necessità di un cambiamento profondo nell’organizzazione, nel modo di vivere le città, di gestire spazi e tempi.
La nuova mobilità deve invertire la scala delle priorità: attenzionare anzitutto le esigenze dei pedoni, per passare poi a quelle dei ciclisti, al trasporto pubblico e, solo in coda, al traffico privato.
Aspettando misure più impattanti sul traffico cittadino, come quelle contenute nel masterplan elaborato del team dell’archittetto Paolo Lattaioli, che ieri è stato consegnato all’amministrazione comunale, dove si fa riferimento ad un sistema integrato di diverse misure (metropolitana di superficie, percorsi meccanizzati, scale mobili, ascensori, piste ciclabili, aree pedonali, mobilità dolce, percorsi pedonali ed altro ancora) che potrebbero cambiare e migliorare profondamente il nostro sistema di mobilità urbana, vorrei lanciare una proposta che, se realizzata, avrebbe il pregio di una quasi immediata realizzazione, ad un costo contenuto, oltre ad essere particolarmente significativa del tipo di città che vorremmo diventasse Agrigento.

Perchè non sperimentare un’ampia zona pedonale nel centro storico che veda interessate piazza Pirandello, via Atenea, la zona di Porta di Ponte, largo Francesco Taglialavoro, via Pirandello, piazza San Francesco e il tratto del Viale della Vittoria che va da piazza Cavour a piazza Marconi?
Se contestualmente si riattivassero i sottopassaggi di piazza Marconi, si rimuovesse l’asfalto attorno ai giardini (parecchio malandati) di Porta di Ponte e magari anche nel primo tratto del Viale fino a Villa Bonfiglio, si creerebbe un ampio percorso pedonale, un grande giardino urbano nel salotto della città. Una lunga “passeggiata” da piazza Pirandello a piazza Cavour e Villa Bonfiglio senza soluzione di continuità.
Naturalmente, facendo tesoro delle esperienze maturate in altre realtà, l’iniziativa dovrebbe essere discussa preventivamente con gli operatori commerciali e presentata assieme ad un cartello di eventi ed attività culturali, da tenere nelle aree pedonalizzate, che possano attrarre visitatori in gran numero.

Vicino a noi, Palermo con il suo centro storico ampiamente pedonalizzato (via Maqueda, piazza Verdi, il Cassaro, Piazza San Domenico, la Vucciria, piazza Bologni ed altro ancora) è un esempio riuscito di rigenerazione urbana, ambientale ed economica.
Facciamolo anche ad Agrigento, magari stando attenti agli effetti indesiderati della turistificazione dei centri storici. Arrivando buon ultimi, abbiamo il vantaggio di poter correggere gli errori e i limiti riscontrati in altre città.
Dopo il disastro dello scempio della villa del Sole, il giardino del Viale sarebbe una parziale compensazione per gli agrigentini, ma soprattutto indicherebbe la strada di rigenerazione e sviluppo urbano che il nuovo governo della città intende seguire.
