di alfabeta

Quando l’ho visto, ho raccontato a Lucilla, ho creduto che fosse un’allucinazione: stava parlando con una ragazza seduta su una panchina. La ragazza eri tu e lui ero io, ma tanti anni fa. Un’allucinazione. Prima di uscire avevo preso l’acido che mi hanno regalato per il compleanno. Le chiome degli alberi sembravano viola, come le ombre delle case che si allungavano sulla piazza a vista d’occhio. Io avevo i capelli lunghi che mi coprivano le orecchie, parlavo con te e mi guardavo attorno, forse aspettavo qualcuno.
Non dovresti prendere quelle schifezze, ha farfugliato Lucilla uscendo di casa, dove ormai ci incontriamo raramente. Non mi ascolta, forse non mi vede. Lei da tempo pensa ad altro, a un altro. Io appartengo al suo passato, a un tempo trascorso.
Non ne ho parlato poi con nessuno perché nessuno mi crederebbe, ma ora so che non è stata un’allucinazione.
Oggi infatti l’ho incontrato di nuovo all’ingresso del grande supermercato, proprio accanto alla porta d’ingresso che si apre e chiude da sola. L’ho subito raggiunto ma non mi ha riconosciuto. Ti ho visto qualche giorno fa su una panchina mentre parlavi con una ragazza, ho detto per rompere il ghiaccio. Lui mi ha guardato con imbarazzo, era distratto, sembrava in ansia. Si capiva che non aveva tempo da perdere, ma non voleva apparire sgarbato.
All’improvviso, senza neppure salutarmi, é entrato risucchiato dalla porta che si era spalancata.
È stato in quel preciso istante che ho ricordato l’incontro, dopo una vita intera. L’avevo completamente cancellato. È vero, avevo fretta, Lucilla aspettava dentro il supermercato, avevamo litigato, e quel signore attempato apparso all’improvviso, quasi calvo, forse un po’ matto, mi tratteneva parlando della sua compagna che non lo ascoltava, quasi non lo vedeva più. Sembrava spaesato, confuso. Straparlava. Lasciala perdere quella là dentro, non fidarti, con lei ti sembrerà di essere trasparente diceva, di vetro. Inesistente, aveva aggiunto con un’espressione stanca, rassegnata, mentre entravo nel grande supermercato dove mi aspettava Lucilla e dove, come nei labirinti, è facile perdersi.

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Di Bac Bac