Omogeneità e disomogeneità del ballottaggio agrigentino prossimo futuro

di Vincenzo Campo
La democrazia, si sa, dovremmo saperlo, non è il sistema politico che offre le maggiori garanzie perché si operino le scelte più giuste. Magari lo fosse!
È semplicemente il sistema politico che a confronto degli altri (come le dittature e le oligarchie) consente la maggiore possibilità di partecipazione alle scelte della politica.
Lasciamo da parte tutte le possibili considerazioni sullo stato attuale della democrazia e su quante possibili forme di democrazia esistono e limitiamoci a dire che la democrazia -il potere del popolo-, la “crazia” che non è la “archia” della monarchia o della oligarchia, ci fa in qualche modo compartecipi del potere. E questo basta per doverla preferire.
A mio parere, s’intende.
Ora, la democrazia è fatta di idee e di numeri, della poesia dei progetti e dei desideri e, insieme, dell’aridità dell’aritmetica.
Uno o magari un gruppo di uni ha una idea, che so, solo per fare un esempio, quella di consentire lo scioglimento del vincolo matrimoniale, o quella di ritenere giusto un minimo salariale, o di fare l’Italia unita, o l’auspicare che i proletari di tutto il mondo si uniscano – l’idea come tutte le idee può essere bella o brutta ma in democrazia si scontra col limite dei numeri.
Se chi la vuole affermare ha i numeri, se ha le maggioranze necessarie, allora l’afferma e la fa diventare patrimonio comune della collettività nella quale opera; ma se non li ha, se è solo o è minoranza, a dispetto della bellezza, della fondatezza, della correttezza del nostro singolare apprezzamento, l’idea rimane idea relegata nel suo aureo empireo, e cioè mero flatus vocis, che è la forma elegante per dire aria fritta.
E già.
Il candidato migliore, quello che le idee giuste e i programmi più condivisibili, se non ha i numeri resta al palo, non viene eletto e le sue idee, seppure le migliori, sono automaticamente e per conseguenza cestinate.
Domenica scorsa noi agrigentini abbiamo votato per scegliere il prossimo sindaco: quello che guiderà la nostra Città nei prossimi quattro anni.
Nel nostro insieme che è costituito da quelli che siamo andati a votare, ché non tutti l’abbiamo fatto, non abbiamo dato i consensi numericamente necessari a scegliere subito il sindaco, ma fra i quattro che si proponevano a noi ne abbiamo scartati due e ci siamo dati appuntamento per una domenica prossima per scartarne un altro e mandare l’altro a governare.
Perché l’aritmetica delle democrazie è pure complicata; non si riduce alle quattro operazioni, ma aggiunge regole e regolette, cose che si chiamano quorum, soglie minime da raggiungere e altre amenità.
Quella di Atene era più semplice: tutti i cittadini liberi e maschi avevano il diritto e il dovere di partecipare alle assemblee (e il diritto era compensato in denaro, come in denaro era sanzionato il dovere) e tutti assumevano le decisioni necessarie.
Anche giudiziarie: se non prendo un abbaglio, fu una maggioranza di 280 ateniesi che decretò la condanna a morte di Socrate. Socrate morì democraticamente. M’immagino quanto ne fu contento! Ma questo è divagare.
Mi sono capitati sotto gli occhi un paio di interventi sul post-votazione e sul ballottaggio prossimo che mi hanno sollecitato queste considerazioni sui numeri della democrazia.
Un intervento grosso modo diceva che il candidato Sodano rifiutando aprioristicamente (secondo il punto di vista di chi scriveva) qualunque accordo con uno o con l’altro degli esclusi, chiudeva la porta in faccia ai mila cittadini agrigentini che pure li avevano votati. Che dunque, Sodano sarebbe poco democratico e autoritario. Ragione per cui, sosteneva l’intervento, si deve scegliere Alonge che sostenuto dagli eredi dei neo fascisti e dai liberali e liberisti (neo e vetero) è il democratico fra i due.
L’altro intervento (dello stesso Autore), sempre a grosso modo, diceva che sbagliava Di Rosa -uno dei due esclusi- a non accettare l’offerta che invece a caldo aveva accolto di fare un accordo con Alonge -uno dei due al ballottaggio- e di essere il suo vice sindaco in caso d’elezione. Perché? Perché svilisce a svuota di valore i voti che ha raccolto.
Bene.
Chi fa questi ragionamenti riduce la questione della democrazia ai numeri; la svilisce e l’avvilisce e prescinde dalla sua parte più nobile che è quella delle idee, a mio sommesso avviso.
Ma ci pensa chi fa questi ragionamenti che seppure potessero esserci affinità e omogeneità fra le idee di Alonge e Gentile, non ce n’erano e non ce ne sono di certo certo fra quelle di Sodano da una parte e Alonge e Gentile dall’altra? E ci pensa, anche, che Di Rosa ha raccolto i suoi consensi elettorali “contro” l’establishment agrigentino e cioè contro chi in quella competizione elettorale lo rappresentava e che aveva i nomi di Alonge e Gentile? E cioè che accettando la profferta alongeana avrebbe irriso e tradito i suoi sostenitori? Se erano sentite e vere le sue proteste contro l’establishment…
Solo se si riduce la politica alla sua aritmetica si possono fare ragionamenti come quelli di cui ho detto, ma con un errore fondamentale che mi ha subito messo in evidenza il mio maestro Pellitteri in terza elementare; mi ha messo subito in guardia contro un possibile errore che è proprio quello del politologo o politico che sia che ha espresso quei due pensieri di cui ho detto: i numeri sono numeri e a guardarli a sé soli sono tutti uguali e omogenei (gli uno sono sempre uno e i cento sono sempre cento, come mille mila sono sempre i mille mila); ma attenzione: si possono confrontare, sommare, sottrarre, dividere e moltiplicare solo i numeri che si riferiscono ad entità omogenee, e per farcelo capire ci disse che si possono confrontare, sommare, sottrarre, moltiplicare eccetera mele con mele e pere con pere, ma mai mele con pere o pere con mele.
Si possono confrontare, sommare, sottrarre, moltiplicare eccetera gli Alonge con i Gentile (politicamente parlando) ma non i Sodano né con i Gentile, né con gli Alonge.
E se eventualmente si dovessero poter sommare gli Alonge con i Di Rosa vuol dire che tanto disomogenei non erano; magari erano Butirri e Coscia e tuttavia pere ma non erano certo mele e pere, come Di Rosa voleva che sembrasse.
E gli elettori lo sanno e lo devono sapere.
Sodano è assolutamente disomogeneo rispetto a tutti gli altri, e questo è il suo peso e il suo valore.
Omogenei sono certo Gentile e Alonge. Di Rosa ce lo farà sapere, se lo vuole.
