di Tano Siracusa

Andare da Pippo Rizzo, nel suo studio ad Aragona, è come un viaggio.

Si salgono le scale e si entra in un mondo di immagini, disegni a matita, modelll in creta e pitture ad olio. Dipinti scultorei di figure umane che sembrano sporgersi dalla superficie, di frutta, ortaggi, foglie, serpenti, elementi della natura e personaggi dei miti greci, disposti in composizioni unitarie su tele di vario formato. Ciascuna composizione nella tonalità cromatica dell’elemento vegetale scelto.

Una realtà riconoscibile e immaginaria, dove anche il male, la violenza, il dramma, sembrano trascesi nella ideazione e costruzione del’opera, nell’artficio che la materializza, nella tessitura delle pennellate. Pippo Rizzo abita questo spazio distante, aperto al mondo esterno attraverso l’ascolto quotidiano di radio 3, i contatti con gli amici, un uso controllato dei social. La realtà, le lacerazioni della contemporaneità filtrano in un’opera intenzionalmente ecologica, che segnala il primato della natura e la violenza che la minaccia.

Rizzo è un artista appartato, rimasto fedele a una sua personale cifra figurativa anche quando il primato dell’informale e del concettuale nelle accademie e sul mercato la marginalizzavano, un pittore che ha oggi molti estimatori ma rimane non abbastanza conosciuto nel territorio.

Sono andati a trovarlo tre artisti agrigentini fra i più apprezzati, Gianni Provenzano, Piero Zambuto e Giorgio Pagano, che con il gruppo A4 Art Group, assieme a Mario Trapani e Annmaria Bonanno ha aperto un nuovo spazio espositivo ad Agrigento.

È sempre successo che gli artisti si incontrino nei loro studi, dove meglio che nelle esposizioni si può esplorare l’opera di un autore, discuterne con lui la genesi, creare rapporti che spesso diventano sodalizi, collaborazioni, amicizie. Succede più raramente nel territorio agrigentino che sembra riflettere anche nei circuiti espositivi una scarsa densità di relazioni, di scambi e informazioni.

La visita dei tre agrigentini, il loro viaggio nello spazio di Pippo Rizzo è stato dunque un piccolo, importante evento.

Quattro autori che discutono di pittura e scultura, di visioni e allucinazioni, di artisti dimenticati e da coinvolgere, uniti dalla ricerca di ciò che manca, che si può fare assieme.

Non accade spesso da queste parti. Potrebbe essere il segnale di una inversione di tendenza, un iniziale allineamento del territorio agrigentino a contesti artistici più avanzati.

Nel video alcuni momenti dell’incontro.

Di Bac Bac