Il circolo di Agrigento del PD porta avanti dal dicembre 2024 una linea molto chiara sulla creazione di un’area progressista e la scelta di un candidato sindaco indiscutibilmente alternativi al centrodestra. Linea inizialmente condivisa con la deputata Giovanna Iacono, presente alle riunioni del circolo che hanno discusso questa scelta politica e, poi, all’esordio dell’area progressista avvenuto al Centro Pasolini il 1° marzo scorso.

Del deputato regionale Michele Catanzaro, invece, non abbiamo notizia, visto che, nonostante gli inviti reiterati, non è mai stato presente ai nostri incontri. Evidentemente preferisce trattative dirette con altri interlocutori fuori dal partito.
Sin dal mese di giugno del 2025, poi, in qualità di segretario del circolo, ho avuto diverse interlocuzioni con Giuseppe Provenzano (una sorta di plenipotenziario di Elly Sclein in Sicilia), con il segretario regionale, la vicesegretaria regionale, il coordinatore della segreteria, il responsabile dell’organizzazione, il responsabile degli enti locali. Tutti hanno apprezzato il lavoro del circolo Vittoria Giunti, almeno fino al mese scorso, escludendo qualunque possibilità di accordo con forze di centrodestra (in particolare la DC). Tutto sembrava andare per il verso giusto.
Sembrava, appunto.
Dopo la presentazione del progetto dell’Area Progressista, nell’affollata assemblea del 28 luglio in piazza Ravanusella, siamo passati alla fase della scelta del nostro candidato sindaco.
Nella riunione del circolo appositamente convocata nel settembre scorso, cominciano a spuntare come funghi i temporeggiatori, a partire da dall’on. Giovanna Iacono e dal gruppo di iscritti che fanno riferimento alla corrente di Michele Catanzaro.
Esplicitata la proposta di candidatura di Nuccio Dispenza, viene fuori da parte della deputata, con atteggiamento palesemente ostile, la necessità di costituire un tavolo provinciale delle forze dell’alleanza (lo avevamo già costituito, ma non se n’era accorta) per passare, in seguito, ad un tavolo regionale (che non si è mai riunito dopo oltre 4 mesi di attesa).
Infine, dimenticando il lavoro fino ad ora realizzato dai compagni di Agrigento e senza alcun preventivo chiarimento con il segretario del circolo, spunta in una recente intervista del segretario provinciale (peraltro non ancora insediato e presente nelle vicende di partito a corrente alternata, a seconda delle convenienze della sua corrente, quella dell’on. Catanzaro) una fantomatica proposta di costituzione di un “campo largo” ad Agrigento. Proposta non meglio definita, che somiglia tanto alla supercazzola prematurata con scappellamento a destra, dell’indimenticabile Conte Mascetti.
Cos’è questo campo largo? E quanto dev’essere largo? Cosa avrebbe di diverso dall’area progressista? Forse la presenza di forze di centrodestra, che per pudore non vengono nominate? Quindi, chi ci deve stare dentro di preciso? Chi dev’essere il candidato sindaco?
Tutto questo, a meno di due mesi dalla presentazione delle liste, non è dato sapere.

Il dato certo è che la candidatura di Nuccio Dispenza è stata portata ufficialmente in assemblea dal segretario del circolo del PD e nessuno, finora, ha espresso candidature alternative. Su Nuccio Dispenza, inoltre, c’è da mesi la convergenza del raggruppamento agrigentino del Movimento 5 Stelle, di Sinistra Italiana e dei Verdi.
Perché allora il PD di Agrigento, a cui spetta la decisione sulle candidature a sindaco della città (decisione che, è bene precisare, statutariamente non compete ai deputati, anche se qualcuno vuole arrogarsi questo diritto) non ha ancora deciso?
La riunione definitiva, dopo diversi rinvii accettati dal direttivo del circolo per provare a mantenere unito il partito, evitando prove di forza e le immancabili divisioni, avrebbe dovuto essere convocata per il 16 gennaio scorso, ma è stata da me rinviata dopo una espressa richiesta del responsabile regionale enti locali del partito Fabio Termine, che si era impegnato in tempi brevi a convocare un incontro tra i dirigenti del circolo di Agrigento e la segreteria regionale, per definire unitariamente il tema delle alleanze e della candidatura a sindaco. Successivamente, anche il segretario regionale, su mia sollecitazione, si è impegnato a convocare questo benedetto tavolo regionale.
Non essendo pratico dei riti della politica, ho capito in ritardo che, quando si vuole eludere una decisione, la via più semplice è quella di rinviare ad un fantomatico tavolo di confronto a più alto livello.
Infatti, questo tanto invocato incontro regionale non è mai stato fissato e i miei interlocutori, con nonchalance, non rispondono alle mie telefonate e ai miei messaggi. Evidentemente il loro era solo un modo per prendere tempo. Ma per arrivare dove?
In questa vicenda delle elezioni agrigentine l’ipocrisia è così robusta che si taglia con il coltello.
Questo è quello che ho capito in questi mesi di incontri, discussioni inutili, sotterfugi, mezze verità e bugie conclamate:

1) Mentre i compagni di Agrigento lavoravano per irrobustire l’Area Progressista, definire la sua proposta programmatica e individuare la squadra di governo della città, era in corso una trattativa di alcuni esponenti del PD con il candidato sindaco Lillo Firetto. Questa trattativa non solo c’è stata, ma direi che si sia conclusa da tempo. Probabilmente era già pronta fin dai tempi delle elezioni provinciali.
In quel contesto consociativo, che ha portato un uomo di Roberto Di Mauro (MPA) e Riccardo Gallo (Forza Italia) alla guida della provincia con il concorso dei voti dei consiglieri del PD, con l’accordo determinante dei due deputati locali Michele Catanzaro e Giovanna Iacono, l’intesa sicuramente è stata estesa anche alle elezioni comunali.
Alla provincia è stato eletto un unico consigliere della corrente di Catanzaro, al comune probabilmente toccherà ad un assessore scelto dalla corrente Panepinto-Iacono. Lo stesso Catanzaro in una intervista dell’estate scorsa, dopo aver criticato con argomenti inconsistenti il circolo di Agrigento, ha elogiato alcuni iscritti, tra i quali sicuramente è stato scelto l’eventuale assessore in quota PD.
D’altra parte, una conferma all’accordo arriva dallo stesso Lillo Firetto, che nei suoi colloqui alla ricerca di candidati per le sue liste parla con certezza di un accordo concluso, appunto, con i deputati del PD.
2) Questo accordo, dopo la scelta sconsiderata di alleanza con la destra alla provincia, conferma la natura consociativa e, direi anche feudale, del PD agrigentino (ma non solo di quello di Agrigento). L’accordo con Firetto è difficile da digerire di per sé, se poi a Firetto si affiancano i consiglieri della Democrazia Cristiana e una robusta componente di ceto politico di centrodestra, le cose si complicano per i registi piddini della trattativa.
3) Da qui il ricorso a pseudo liste civiche. In realtà liste della vecchia politica riverniciate con il riferimento abusivo al civismo.
4) Però, anche così camuffato, si tratta pur sempre di un accordo che tradisce sfacciatamente la linea nazionale e regionale del PD, che vuole la costruzione di alleanze alternative ai partiti di governo. Pertanto, è una scelta difficile da giustificare agli occhi dell’elettorato e della direzione nazionale del partito.
5) Poi, tutto si complica se si mette a remare contro la voglia di inciucio dei deputati anche quel gruppetto fastidioso di dirigenti del circolo Vittoria Giunti, che non ne vogliono sapere di accordi anomali e che potrebbero anche avere in assemblea la maggioranza dei consensi per l’Area Progressista e per Nuccio Dispenza.
6) Ecco allora arrivare il soccorso della furbizia dei politici di mestiere, consumati nell’arte del traccheggio. Bisogna prendere tempo, logorare, sviare l’attenzione con formule vaghe: campo largo, maggioranza Ursula, allargamento al centro, politiche inclusive, coinvolgimento di personalità di spicco, attenzione al civismo. Senza mai specificare una sigla da coinvolgere, un’area da includere o una personalità disponibile ad impegnarsi con noi.
Tutto fa brodo, pur di rinviare. Sperando, così, di scompaginare il lavoro finora realizzato; di scoraggiare il candidato in pectore, magari inducendolo alle dimissioni; di far fallire, per stanchezza e continuo logoramento, il progetto dell’Area Progressista.
7) A questo punto, arrivati a ridosso delle scadenze elettorali, il gioco è fatto. L’area progressista sarà in grande difficoltà e il poco tempo restante non consentirà più la costruzione di una lista di partito. Quindi, non resterà che allearsi con uno degli schieramenti in campo (incidentalmente con Lillo Firetto, pazienza se c’è anche la DC e un pezzo del notabilato di destra) per avere un assessorato e candidare qualcuno in una bella “lista civica”.

Il copione non è nuovo, ma ampiamente collaudato. Non è stata messa in campo molta fantasia.
È quello che grossomodo è già successo nelle elezioni amministrative del 2015 e del 2020: si parte alla finta ricerca di una alleanza di sinistra e si finisce immancabilmente nelle braccia dell’inossidabile Lillo Firetto e dei pezzi da novanta della destra che lo accompagnano.
Di fronte a questo progetto inaccettabile e spregiudicato, che spoglia delle sue prerogative il circolo Vittoria Giunti, l’unica strada che hanno i compagni di Agrigento, per difendere la loro autonomia e la residua credibilità del Partito Democratico come forza di sinistra, è quella di andare fino in fondo nel perseguire il progetto dell’Area Progressista, costringendo gli affossatori ad assumersi la piena responsabilità politica di scelte diverse e aberranti, che nulla hanno a che fare con la costruzione dell’alternativa al centrodestra e con il rinnovamento voluto dalla segretaria Elly Schlein.
Dovremo fare di tutto per impedire una scelta sciagurata, che avrebbe una eco negativa anche a livello nazionale. Una notizia ghiotta per i critici del PD, a destra come a sinistra: il partito di Elly Schlein alleato ad Agrigento con la DC e altri pezzi del centrodestra. Roba da non credere.
Per finire, come logica conseguenza di un accordo così insensato e disastroso, il PD archivierebbe l’Area Progressista a livello regionale e aprirebbe ampie praterie, sia per le elezioni comunali che per le prossime elezioni regionali, al movimento di Ismaele La Vardera, che ha già raccolto molti simpatizzanti a sinistra, vedendo ridurre ancor di più i già scarsi consensi che collocano il nostro partito all’ultimo posto tra le regioni italiane. Vabbè che il PD in Sicilia è abbonato alle sconfitte, ma con questa strategia, non proprio lungimirante, ci si sposta sempre più sul terreno dell’irrilevanza: non proprio un capolavoro politico.
Cui prodest?
