di Giuseppe Lo Bello

Quando il mare presenta il conto: San Leone, il demanio e l’ipocrisia della piccola borghesia. La mareggiata che ha devastato il locale La Perla a San Leone, causando – secondo quanto dichiarato dal gestore – danni per oltre centomila euro, è stata raccontata come una tragedia improvvisa, un colpo del destino, una calamità da affrontare con l’aiuto dello Stato.

Ma fermarsi alla cronaca emotiva significa rimuovere il nodo politico della vicenda.

Il mare, a differenza della politica locale, non agisce per favoritismi. Fa semplicemente il suo mestiere.

Costruire, investire e lavorare a ridosso del litorale, su un bene pubblico fragile come la costa, non è una fatalità: è una scelta economica consapevole, spesso favorita da decenni di tolleranza, proroghe, concessioni opache e assenza di una vera pianificazione ambientale.

Anche quando tutto è formalmente “in regola”, resta una verità semplice: il rischio è noto, strutturale, prevedibile. Ed è qui che emerge la contraddizione tipica della piccola borghesia agrigentina: quando si tratta di incassare, il rischio è privato, l’iniziativa è individuale, il mercato è sacro; quando arriva il mare – o la crisi, o l’evento naturale – quel rischio diventa improvvisamente un problema pubblico, da coprire con fondi statali, stato di calamità, interventi emergenziali.

È la socializzazione delle perdite dopo anni di privatizzazione dei profitti. Non siamo di fronte a un terremoto che colpisce case popolari o quartieri storici, ma a una struttura commerciale collocata sul confine instabile tra terra e mare, in un’epoca in cui l’erosione costiera e la crisi climatica sono dati noti. Continuare a occupare il litorale come se fosse una proprietà privata, e poi invocare lo Stato quando il mare si riprende ciò che è suo, non è sfortuna: è irresponsabilità sistemica.

Il vero scandalo non è la mareggiata.
Il vero scandalo è un modello di sviluppo che ha trasformato il demanio marittimo in rendita,il paesaggio in merce e lo Stato in assicurazione gratuita per chi può permettersi di stare sempre “dalla parte giusta”.

Agrigento non ha bisogno di nuove colate di cemento sul mare né di lacrime mediatiche a disastro avvenuto. Ha bisogno di una rottura politica: tutela reale del litorale, fine delle rendite di posizione, responsabilità economica per chi sceglie di investire in aree ad alto rischio ambientale.

Il mare non è un nemico. Il nemico è l’idea che tutto sia lecito finché rende, e che il conto debba pagarlo sempre la collettività.

Di Bac Bac