di Tano Siracusa

Della imminente campagna elettorale ad Agrigento per il rinnovo del consiglio Comunale e la scelta del Sindaco, del suo confuso rumore mediatico, colpisce soprattutto il contrasto fra il moltiplicarsi di incontri, scontri, accordi e posizionamenti, lo spreco di metafore, allusioni e messaggi in codice fra quanti aspirano a candidarsi, e la loro afasia, la pressoché assoluta assenza di analisi della città e di proposte per sottrarla a un declino che sembra ad alcuni inarrestabile.
Eppure alla città rimane consegnato un inestimabile patrimonio archeologico e una centrale esposizione nel Mediterraneo, in un territorio che si è progressivamente esteso e disarticolato, ramificandosi fino a penetrare la vecchia Marina, Porto Empedocle, su cui incombe il progettato impianto di un rigassificatore e l’arrivo delle grandi navi, a estendersi con l’insediamento di Fontanelle e la zona industriale fino ad Aragona e Comitini, la zona delle vecchie miniere di zolfo abbandonate, di una campagna che non riesce a riproporsi come fonte primaria di lavoro e di reddito, mentre oltre la valle la proiezione vacanziera della città ammassata sulla collina, San Leone, sconfina nel reticolo di insegne, negozi, alberghi, ristoranti, centri commerciali edificati a Villaggio Mosè, piccolo villaggio realizzato negli anni ’50, oggi un sequenza di informe e chiassosa periferia ‘americana’.
Una estensione territoriale e di abitazioni sovradimensionata alla popolazione che vi risiede, il cui nuovo centro, il luogo ritenuto più accogliente e piacevole, dove è possibile incontrare qualche faccia conosciuta, è forse oggi il centro commerciale edificato a un paio di chilometri dalla casa natale di Pirandello e da Villa Seta, lo Zen di Agrigento, attraversata un tempo dagli abitanti di Rabato per raggiungere il Porto dove svettava la torre di Carlo V.
Rabato, Santa Croce, il centro storico, il deposito medievale e multiculturale della città, ospita oggi la maggior parte degli immigrati che vivono ad Agrigento, provenienti da tutti i continenti, fra abitazioni abbandonate, parecchie crollate, molte trasformate in B&B.
Ma il vero centro di questo territorio che dalle campagne e miniere di Aragona raggiunge la vecchia Marina di Girgenti rimane la Valle dei Templi, uno dei luoghi più avvolgenti del Mediterraneo, assediata dal cemento abusivo e confinante con il Parco Addolorata, dove un grande teatro, un cinema all’aperto, piste e attrezzature sportive, vedute panoramiche a 360 gradi, sono stati abbandonati senza mai essere stati utilizzati e fruiti e vanno in malora, assieme a un patrimonio boschivo già colpito da numerosi incendi.
L’abbandono della città da parte dei giovani e il loro mancato ritorno è la conseguenza più grave di uno sviluppo distorto, non governato, che non ha mai cercato di proteggere e incoraggiare la cultura e la bellezza, l’unica merce, fra quelle che Agrigento può offrire, ad avere una domanda fin dai tempi del Grand Tour, anche sul mercato internazionale.
Un territorio esteso, complicato dalla cattiva urbanistica e dal diffuso abusivismo, da una percorrenza affidata quasi esclusivamente al flusso automobilistico che invade il centro storico, le mulattiere della citttà medievale, i rari slarghi, le poche piazze, gli spazi liberati dai crolli, che dovrebbe obbligare il ceto politico a un serrato e laico confronto su cosa fare, su un necessario ripensamento del territorio, dell’articolazione anche istituzionale della sua Amministrazione, delle priorità e dei mezzi per avviare una lunga, ambiziosa transizione verso nuove forme di modernità sostenibile.
Questo confronto finora non c’è stato, le uniche sollecitazioni sono venute dall’area progressista, che oltre ad alcune tempestive segnalazioni delle principali inadempienze, dei piccoli e grandi misfatti compiuti dal Comune, ha avuto il merito, di sottrarre all’oblio il Piano di mobilità sostenibile, approvato dal Consiglio Comunale poco dopo l’insediamento a sindaco di Firetto. Un contributo importante, forse il progetto più organico e articolato da cui partire se davvero chi si candida ad amministrare la città volesse provare a cambiarla, a renderla non solo più abitabile, pulita e con la rete idrica rifatta, ma facilmente percorribile anche senza auto, ecologica e accogliente non solo per i visitatori, ricomposta nel segno della funzionalità e della bellezza, capace di attrarre il meglio della cultura mediterranea.
Finora l’unico disposto a candidarsi a Sindaco che si è pronunciato apertamente a favore del Piano di mobilità sostenibile (che di fatto integra il progetto metropolitana di superficie, parcheggi e scale mobili formulato già nel ’91 e riproposto recentemente dall’architetto perugino Paolo Lattaioli), è Nuccio Dispenza per l’area progressista, peraltro fra resistenze e ammuina all’interno del PD.
Nessuno degli aspiranti a Sindaco, dei tanti che affollano i social, gli incontri e le chat è intervenuto.
Eppure sarebbe interessante ad esempio sapere da Firetto, che pure aveva sostenuto il Piano di mobilità sostenibile in campagna elettorale o da qualcuno dei suoi collaboratori, o da Legambiente che aveva partecipato alla sua redazione, perchè quel piano non è stato neppure avviato. O se si è cercato di farlo cosa lo ha impedito.
Potrebbe essere un modo per cominciare una campagna elettorale diversa dalle solite, che difficilmente ci sarà, un confronto pubblico sulla città, sul suo futuro, a partire da un progetto che, in teoria, dovrebbe trovare concordi soggetti politicamente distanti, premessa peraltro indispensabile per una seria e non semplice operatività.

Di Bac Bac