Ci siamo di nuovo. Il politico cittadino più importante del secolo (come definito da sé medesimo) ha ripreso, dopo un breve allentamento, a lanciarmi insulti con veemenza.
La vicenda della sua richiesta di tesseramento al Partito Democratico ha esacerbato il suo astio, indirizzandolo, come di consueto, verso linguaggi e atteggiamenti non proprio signorili.

Due anni fa, ha sottoscritto la tessera del partito on-line (dove si può farne richiesta tutti i giorni dell’anno), ma il suo tesseramento non è stato validato dalla federazione provinciale (come da me affermato: per questo sono stato oggetto delle sue prime carinerie). Avverso questa decisione ha proposto appello alla commissione provinciale di garanzia, che allo stesso modo ha respinto la sua richiesta. Un nuovo ricorso è attualmente pendente presso la commissione regionale di garanzia, che non si è ancora pronunciata. Il tutto, in verità, in mezzo a ritardi del partito e decisioni non adeguatamente motivate.
In questo iter, chiaramente, il circolo di Agrigento non ha giocato alcun ruolo. Però, a differenza dei dirigenti e deputati del PD, muti o falsamente accondiscendenti, il segretario cittadino ha avuto il torto, agli occhi del Nostro, di aver espresso pubblicamente un’opinione critica motivata.
Ma perché non dargli la tessera?
In fondo è uno che si definisce di sinistra-sinistra. Anzi, berlingueriano.
Che poi attacchi molti magistrati, dileggiandoli in diverse maniere, arrivando a definirli “giudici porci”; che si rivolga ad un Procuratore della Repubblica dicendogli “ti rompo il culetto”; che intimi ad un prefetto di darsi da fare, pena essere cacciato a calci nel culo (nel suo fantastico immaginario, Lui può tutto); che volete che sia?
In fondo è uno che si definisce di sinistra-sinistra. Anzi, berlingueriano.
Poco importa se in un passato recente si sia schierato con il sindaco di destra Franco Miccichè. Anzi, ha rivendicato di essere stato il protagonista, assieme all’on. Roberto Di Mauro (MPA), della sua vittoria elettorale. Aveva pensato di costituire una sorta di triumvirato per guidare la città. Evidenziata la sua irrilevanza, ha cominciato ad attaccare il sindaco, ma non Roberto Di Mauro, con il quale continua ad intrattenere rapporti molto cordiali (l’inchiesta sulle somme urgenze non è più neanche un pallido ricordo). Ha anche appoggiato, alle ultime elezioni regionali, quel personaggio eccentrico della destra siciliana che si chiama Cateno De Luca. Da ultimo è arrivata anche la sua adesione a Italia Viva, che forse pensava di utilizzare come pulpito per le sue battaglie contro la magistratura. Anche Vittorio Sgarbi, per un brevissimo periodo, è stata una sua spalla (perché è chiaro chi tra i due è la personalità più spiccata, o no?).
In fondo è uno che si definisce di sinistra-sinistra. Anzi, berlingueriano.
Negli ultimi mesi, le indagini della magistratura hanno evidenziato diversi scandali, che hanno messo a nudo il sistema di potere corrotto e clientelare al governo da decenni nella nostra terra, mettendo sotto inchiesta pezzi da novanta del sistema politico siciliano. Ma il Nostro non si è mostrato particolarmente scosso dalle accuse avanzate dai magistrati. Invece, si è preoccupato alquanto della sorte degli accusati, cercando ripetutamente di sminuire e banalizzare le responsabilità e il ruolo che la magistratura inquirente ha contestato a Roberto Di Mauro prima e a Totò Cuffaro dopo (daje!). È stato così pronto e persistente nella difesa degli indagati eccellenti che meriterebbe di emettere parcella a pagamento delle sue prestazioni. Peccato sia stato radiato dall’ordine degli avvocati.

Mesi prima, poi, in più occasioni non ha mancato di elogiare anche il fratello di Totò, Silvio Cuffaro. Quest’ultimo per il suo impegno, così sostiene il Nostro, a difesa dell’acqua pubblica. Si dimentica però che la privatizzazione dell’acqua è stata voluta in Sicilia proprio da Totò Cuffaro nel 2004, con l’affidamento del sistema idrico a Siciliacque, origine di buona parte dei problemi della gestione dell’acqua nell’isola. L’apprezzamento arriva a tal punto, poi, da candidare Silvio Cuffaro finanche a segretario provinciale del PD (aridaje!). Su queste vicende, naturalmente, sia il PD locale che quello siciliano hanno opinioni diverse dal Nostro.
In fondo è uno che si definisce di sinistra-sinistra. Anzi, berlingueriano.
La sintonia non si trova neanche riguardo all’inchiesta sulla mafia di Villaseta. Dalle carte della procura viene fuori la vicenda di alcuni contatti di un membro della cosca di Villaseta con l’assessore Marco Vullo, il quale ci mette 5 giorni per rispondere in modo vago sulla questione. Ora, parlare di assunzioni nelle imprese che gestiscono servizi comunali con un membro della mafia o accoglierlo nella propria cerchia elettorale non è di per sé reato, ma certo è un fatto politicamente rilevante e carico di conseguenze. Ed è più che giustificata la richiesta di dimissioni dell’assessore Vullo. Un politico, è bene ricordarlo, che si è reso responsabile al comune anche di una vicenda grave (l’acquisto di suv con i soldi destinati ad attività educative dei bambini) e che è passato, con nonchalance, dal PD alla destra. Ma il nostro lo ha vigorosamente difeso, imputando di sciacallaggio chi accusava l’assessore chiedendone le dimissioni.
In fondo è uno che si definisce di sinistra-sinistra. Anzi, berlingueriano.

Nell’ultimo periodo il Nostro sta anche cercando di riscrivere pagine importanti della lotta alla mafia, attaccandone alcuni dei principali protagonisti. Così sono finiti nel suo mirino, spesso con parole di scherno, uomini che hanno avuto ruoli chiave nella lotta a Cosa Nostra, nel periodo più buio della Sicilia, e che continuano ad essere ancora un baluardo, per il coraggio e l’impegno che li contraddistingue. Mi riferisco al sindaco-deputato-parlamentare europeo Leoluca Orlando (sotto scorta da una vita), al giurista Alfredo Galasso, al giornalista Attilio Bolzoni (grande cronista e giornalista d’inchiesta, scomodo per i poteri occulti, che si è assunto per le sue indagini e riflessioni non pochi rischi), al magistrato Roberto Scarpinato (nel mirino della destra neofascista, che vuole espellerlo dalla commissione antimafia). Magari alcune di queste personalità potrebbero aver commesso, nella loro lunga attività di impegni professionali e istituzionali, qualche leggerezza, anche errori, ma di sicuro si tratta storie di impegno politico e morale al di sopra di ogni sospetto. Sono figure che incarnano un tratto della storia più bella di questa terra e meritano solo rispetto e gratitudine.
In fondo è uno che si definisce di sinistra-sinistra. Anzi, berlingueriano.
Gli va dato atto che diverse sue battaglie sono coraggiose, documentate e condivisibili, denunciando spesso il malaffare e le infinite ruberie della nostra classe politica, in combutta con imprenditori, professionisti e faccendieri compiacenti. Ma qualche vicenda disorienta. Per mesi ha alimentato giustamente un attacco forte verso la gestione della TUA, rea di non aver osservato nel servizio di autotrasporto urbano la regola del biglietto orario, intascando una somma non dovuta di oltre due milioni di euro (somma quantificata dall’ing. Alberto Avenia dell’ufficio tecnico comunale). Il Nostro aveva chiesto l’esclusione della Tua dalla nuova gara di appalto per il trasporto urbano. Però, è sembrato aver perso interesse alla battaglia, dopo che nuovo appalto ha visto aggiudicataria una nuova impresa costituita dai vecchi concessionari in società con la famiglia Cuffaro (aridanghete!).
In fondo è uno che si definisce di sinistra-sinistra. Anzi, berlingueriano.

Certo, il suo modo di fare non ricorda proprio la riservatezza e lo stile di Enrico. Insulta a destra e manca a più non posso. Tanto, una eventuale condanna in più per diffamazione non turba certo i suoi sogni. In ogni caso non rischia la galera e quanto ad eventuali risarcimenti, stando a notizie reperibili in rete, sembra che non paghi neanche un soldo. Però, si esibisce su YouTube in modo sfrontato in una villa con piscina, lui che teoricamente sarebbe nullatenente, prendendo in giro i malcapitati che hanno dovuto soccombere in qualche processo.
In fondo è uno che si definisce di sinistra-sinistra. Anzi, berlingueriano.
Ci sarebbe, per finire, qualche situazione estremamente curiosa. Non esiste dirigente cittadino, provinciale o regionale (ma anche qualcuno di livello nazionale) del PD che non sia stato insultato pesantemente sul piano politico e personale, in qualche caso con molestie reiterate. In un partito, specialmente se di sinistra, la critica al gruppo dirigente è, non solo legittima, ma fisiologica al dibattito democratico, tuttavia non dovrebbe sconfinare nell’insulto, nell’aggressione verbale o, peggio ancora, nello scherno. Questo è l’ABC di ogni comunità degna di questo nome. Chi non mostra rispetto per i membri di un qualunque consesso, non può ragionevolmente pensare di esservi ammesso. Soprattutto, poi, se gli aderenti non sono proprio interessati ad averlo come compagno di viaggio.
In fondo è uno che si definisce di sinistra-sinistra. Anzi, berlingueriano.
Però, sembra un po’ difficile accostare Enrico Berlinguer e Pio La Torre (anch’egli spesso citato del Nostro) con l’attenzione per le ragioni di Roberto Di Mauro e della famiglia politica di Totó Cuffaro. È vero che nel PD ci stanno tante “anime” diverse, che non sempre sono in connessione con le radici e le idealità che hanno dato origine a questo partito, ma il Nostro resta comunque un ircocervo irricevibile. Un Lucien Chardon in sedicesimi, ma privo della sua ispirazione poetica.
Naturalmente, mi aspetto una nuova scarica di insulti e molestie, ma oramai ci ho fatto il callo allo stolkeraggio. Non avendo argomentazioni politiche da contrapporre, l’unica arma che sa usare nei miei confronti è quella dell’aggressione, appunto. Altro lavoro per mio avvocato.
Comunque, resta in me una pena enorme nel confrontare questo irriconoscibile individuo di oggi con il dirigente coerente e rispettoso degli altri (almeno così mi – ci – sembrava) che ho conosciuto quasi 40 anni fa, al quale mi sono sentito per diversi anni accomunato.
