
Dopo l’esordio pubblico con l’assemblea molto partecipata del primo marzo scorso al Centro Pasolini, l’area progressista si è strutturata: si è data un coordinamento cittadino, ha nominato un portavoce nella persona di Nuccio Dispenza, ha accolto nuovi compagni di viaggio, ha costituito dei gruppi di lavoro per la redazione delle linee guida per il governo della città.
Assieme ci siamo impegnati nella redazione di un corposo programma che è frutto di un lavoro corale a cui hanno partecipato oltre 20 persone, di diversi partiti movimenti e associazioni, affrontando i temi:
- Della legalità e della lotta alla mafia
- Della crisi idrica
- Dello sfascio della sanità
- Dell’immigrazione e della solidarietà
- Dell’urbanistica e del recupero del Centro Storico
- Della viabilità sostenibile
- Della riqualificazione dei servizi
- Della cura verde pubblico
- Del recupero di aree e contenitori di pregio, oggi abbandonati
- Dell’università del Mediterraneo
- Del diritto a restare
N’è venuto fuori il progetto di una città che, dopo decenni di saccheggio, ferma la cementificazione del territorio per concentrarsi sul recupero, sul risanamento, sulla rigenerazione urbana. Prova a connettere le tante periferie con un sistema di mobilità sostenibile basato sulla metropolitana di superficie e su percorsi meccanizzati. Valorizza il verde urbano, a partire dalla cintura boschiva che circonda il colle di Girgenti e la rupe Atenea. Si riappropria dei tanti contenitori culturali abbandonati: il museo civico, palazzo Tommasi, il parco dell’Addolorata, l’ex carcere. Vuole ritrovare una centralità nei rapporti nord-sud del mondo attraverso politiche di accoglienza e inclusione, anche tramite lo sviluppo di una università del Mediterraneo: luogo di “contaminazione”, culla di saperi e di sensibilità culturali e religiose diverse; occasione di studio e di confronto, di elaborazione di idee e di progetti; anticorpo potente contro l’intolleranza, la discriminazione, la paura e la violenza, sempre più presenti a sud come a nord del Mediterraneo. Una città che aspira ad un livello di servizi finalmente “normale”, in linea con gli standard di un paese civile. Infine, cosciente del malaffare che alberga nelle stanze del potere, fa della trasparenza amministrativa e della lotta alle mafie la precondizione di ogni azione amministrativa.
Quella delineata nell’assemblea cittadina del 28 luglio in piazza Ravanusella, è una città profondamente diversa da quella attuale, finalmente in linea con le migliori visioni delle moderne città europee.
Un programma di governo, quello dei progressisti, che non è definitivo, e mai lo sarà, perché non lo abbiamo concepito come un insieme statico di proposte, ma come una visione in divenire, pronta ad essere arricchita, integrata, riplasmata da contributi, punti di vista e sensibilità nuove che vorranno affiancare il nostro percorso.

L’aggregazione dell’area progressista ha il pregio di contrastare la tendenza, in atto da anni, alla desertificazione dei luoghi della partecipazione e della buona politica. Aspiriamo a costituire uno spazio di incontro di persone, associazioni e partiti che vogliono contribuire ad un processo di rigenerazione della nostra comunità politica.
Il campo progressista da troppo tempo si presenta come un mondo frammentato e rissoso, più aduso a creare steccati, piuttosto che legami tra le sue varie anime, e quindi bisognoso di ponti e di luoghi, fisici e ideali, da condividere. Per questo abbiamo delineato un’area politica vasta ed inclusiva, che comprende partiti del centrosinistra, associazioni, movimenti, singoli cittadini, che hanno un comune denominatore:
- L’insofferenza per lo stato di degrado in cui versa la nostra città, con servizi inefficienti dal costo sempre più elevato. Basti pensare alla gestione dei rifiuti, al servizio idrico, alla pulizia, ai trasporti, al verde pubblico.
- L’avversione ad un sistema di potere che trasforma i diritti in favori, privilegi e clientele
- Il bisogno di contrastare un regime pervasivo e corrotto (si pensi al caso del dirigente comunale Gaetano Di Giovanni e a quello dell’appalto della rete idrica). Un Sistema che controlla tutti i gangli vitali della pubblica amministrazione: sanità pubblica e privata, comune, provincia, Ato rifiuti, Ato idrico, AICA, Ente Parco, Sovrintendenza e tutti gli altri uffici regionali. Una corazzata, quindi, capace di esercitare pressioni indebite e di garantire vantaggi ingiusti.
- Per finire con l’opposizione ad una manica di amministratori incapaci, che con la loro insipienza hanno fatto perdere alla città finanziamenti per opere pubbliche importanti. Al riguardo si possono ridordare, solo negli ultimi anni:
- I 45 milioni di euro persi per la nuova rete idrica;
- Le decine di milioni svaniti per mancata attivazione dell’Area Funzionale Urbana (FUA)
- La rinuncia ai 12 milioni di euro per il recupero della zona tra Piazza Ravanusella e via Atenea;
- Gli oltre un milione di euro non utilizzati per il recupero del museo civico (chiuso da quasi 60 anni);
- I 400 mila euro non impiegati per la realizzazione di un punto informativo per i turisti;
- La rinuncia ai fondi per l’accoglienza e l’assistenza dei migranti previsti dal programma “coopera”

Se queste sono le premesse, è chiaro che non possono sussistere accordi con quelle forze politiche che di questo sistema portano la responsabilità e attraverso iI quale hanno lucrato cospicui vantaggi elettorali. Nessuna alleanza, dunque, con forze del centrodestra e con gli uomini che ne hanno impersonificate politiche e pratiche di governo deteriori.
Si discute, anche al nostro interno, vista la pervasività del sistema di potere che vogliamo contrastare, quali possano essere le possibilità di successo della nostra sfida. Io sono fiducioso.
Vorrei ricordare, al riguardo, che ad Agrigento c’è già stata una esperienza politica vincente, antesignana dell’Area Progressista. Un’aggregazione molto feconda e per molti versi assimilabile a quella nostra di oggi. Agrigento, infatti, è stata la provincia della prima giunta progressista, che nel 1994 anticipò l’idea vincente dell’Ulivo del presidente Romano Prodi. Allora l’avv. Stefano Vivacqua riuscì a mettere assieme in un unico schieramento il Partito Democratico della Sinistra, il Partito Popolare, Il Partito Socialista, i Verdi e finanche Rifondazione Comunista. Fu quella una giunta importante, che lasciò il segno. È a quei cinque anni di governo che dobbiamo due grandi intuizioni, che molti benefici hanno portato alla città:
- l’avvio del consorzio universitario Empedocle, che noi vorremmo si evolvesse in una università del mediterraneo.
- la tutela della Valle dei Templi da parte dell’Unesco, che ha rappresentato un volano per il decollo turistico della Valle di Templi, facendone il sito archeologico più visitato della Sicilia.
C’è, dunque, un precedente importante che può farci ben sperare.
Agrigento, inoltre, può essere oggi un esempio da imitare a livello regionale, lanciando un’esperienza che può fungere da apripista per l’alleanza dell’Area Progressista alle successive elezioni regionali del 2027.
Ora è il momento di un nuovo passo in avanti: la scelta del candidato sindaco e della squadra di governo. Poi, il lavoro sulle liste elettorali per rappresentare al meglio la città che è stanca del malgoverno della destra e ha voglia di cambiare.

Quanto al sindaco progressista, abbiamo già un leader naturale che ha lavorato in questi mesi con impegno e passione come portavoce dell’area. Nuccio Dispenza ha la giusta caratura morale e intellettuale, nonché le competenze politiche e culturali, per aggregare un pezzo significativo di questa città, anche ben oltre l’ampio recinto dei progressisti. È l’uomo giusto per guidare questa nuova esperienza con realismo politico, ma anche con una solida prospettiva ideale.
Siamo nati nel solco del centrosinistra e li vogliamo rimanere, ma siamo aperti ai contributi che, coerentemente con il nostro programma, possono arrivare da tutta la città. Coscienti come siamo che la politica, per come dovrebbe intenderla la sinistra che vogliamo, si deve muovere su un binario: da un lato il realismo che incarna l’arte del governare e da concretezza al possibile; dall’altro l’utopia che si staglia all’orizzonte del desiderabile e tocca le corde più profonde dell’animo umano.
Ecco, prendendo a prestito le parole di un grande rivoluzionario dell’800, possiamo dire che noi vogliamo per Agrigento il pane, ma anche le rose.
Nino Cuffaro
Segretario cittadino del Partito Democratico
