(La pianta di Akragas elaborata da Julius Schubring)

di Nino Cuffaro

LA CITTA’ FUTURA  

Agrigento è da anni alle prese con il rinnovo degli strumenti urbanistici per la gestione, la tutela e la valorizzazione del territorio comunale: un’occasione importante per delineare le caratteristiche portanti della città del prossimo futuro.  Purtroppo, gli strumenti regolatori sono stati storicamente vissuti dalla maggior parte dei cittadini come un’ingiusta limitazione, un odioso impedimento esterno a disporre del suolo e delle costruzioni che vi si trovano come meglio aggrada. Questo senso di fastidio per le regole è ben rappresentato dalla considerazione di un ex sindaco della città secondo il quale i vincoli della legge nazionale Gui-Mancini, che hanno arginato l’abusivismo edilizio nella Valle dei Templi, hanno ingiustamente frenato la naturale tendenza degli agrigentini ad avvicinarsi al mare. Sicuramente molto è cambiato negli ultimi anni: c’è una maggiore consapevolezza dei limiti fisici della natura e un’accresciuta sensibilità verso la tutela dell’ambiente e dei beni culturali.  

Prima di accennare alle prospettive, però, ritengo utile una breve disamina degli strumenti urbanistici vigenti: il Piano Regolatore Generale (PRG) e il Piano Particolareggiato del centro storico. 

(Maurits Cornelis Escher)


Il PRG in vigore 

Il PRG vigente inizia il suo iter costitutivo il 13 febbraio 1996 con l’adozione da parte del consiglio comunale delle Direttive Generali. In quel documento, figlio di una fase politica e di una sensibilità diverse, si ponevano come obiettivi di fondo dello strumento urbanistico lo sviluppo delle risorse economiche, la razionalizzazione del sistema insediativo (con l’intento sottinteso di continuare a riempire il territorio di nuove costruzioni), fornire riposte al fabbisogno di case (come se ci fosse ancora bisogno di costruire nuove case in una città demograficamente stabile e con un notevole patrimonio edilizio non utilizzato). Infine, gestire le criticità urbane: traffico e inquinamento ambientale, attraverso la razionalizzazione viaria e nuove infrastrutture di trasporto; la ricucitura dei quartieri periferici al centro città, attraverso la diffusione dei servizi urbani e il decentramento amministrativo.  Su quest’ultimi aspetti bisogna constatare che, purtroppo, nessun passo in avanti è stato realizzato.  

La redazione del piano è stata lunga e tortuosa e solo nel 2004 verrà adottato dal consiglio comunale. Successivamente alla pubblicazione del Piano e all’esame delle 750 osservazioni pervenute, si darà luogo all’approvazione definitiva nel 2006. L’ulteriore passaggio di competenza dell’assessorato regionale al territorio e ambiente si concluderà nel dicembre 2009 attraverso l’imposizione di diverse modifiche, che si tradurranno in vere e proprie revisioni del PRG, approvate dal consiglio comunale nel luglio 2010, ottobre 2010, luglio 2011. Solo nel febbraio 2012, a distanza di 16 anni dall’avvio dell’iter, il consiglio comunale prenderà atto della nuova stesura del PRG, approvato con tutte le modifiche richieste dall’assessorato regionale al territorio e ambiente (ARTA). 

 Tuttavia, la vicenda dell’approvazione del PRG non può dirsi ancora chiusa. Alcuni privati e il comune presentano ricorso straordinario, relativamente ad alcune prescrizioni imposte dall’ARTA, al Presidente della Regione, che accoglie il ricorso.  Ma il Consiglio di Giustizia Amministrativa, intervenuto sul decreto emesso dal Presidente della Regione, boccia l’accoglimento del ricorso del comune di Agrigento, perché presentato tardivamente. Interverranno poi due varianti al PRG nel 2013 e nel 2014, due sentenze del TAR nel 2013 e nel 2014, un’ulteriore sentenza del Consiglio di Giustizia Amministrativa nel 2013. 

Una vicenda amministrativa lunghissima, tortuosa, ridondante sulla quale Andrea Camilleri avrebbe potuto scrivere uno dei suoi esilaranti romanzi sul bizantinismo della nostra pubblica amministrazione. 

Insomma, un ginepraio di decisioni, varianti, disposizioni, ricorsi, sentenze che hanno ingarbugliato enormemente la gestione del PRG. Tanto che qualcuno sostiene che ad Agrigento oggi non vige un solo piano regolatore, ma più Piani, e che la normativa di riferimento viene selezionata, tra le diverse versioni del Piano, a seconda delle disposizioni più favorevoli alla bisogna. Naturalmente, questa ampia discrezionalità affidata agli uffici e agli amministratori pro-tempore ha creato le premesse per le peggiori politiche affaristiche e clientelari.  

(Maurits Cornelis Escher)

Le prescrizioni esecutive e le zone C4 

Il PRG, su input dell’amministrazione di Calogero Sodano, ha previsto nell’ambito della zona “C”, destinata all’espansione residenziale, una sottozona denominata “C4”, situata nelle contrade di Cannatello e Zingarello, nella quale è consentita l’edificazione di “case unifamiliari con orto”. Praticamente si voleva dare la possibilità a molti agrigentini di edificare una villetta regolarmente, per evitare il fenomeno dell’abusivismo molto diffuso in quelle aree. 

Si ricorderà la vicenda, scoperchiata anni prima dalla magistratura, delle finte case rurali costruite a Cannatello, che in realtà erano delle case di villeggiatura. 

Tuttavia, la possibilità di edificate nella zona “C4” è subordinata alla emanazione delle prescrizioni esecutive, adempimento mai realizzato negli oltre 10 anni di vigenza del PRG. D’altra parte, l’emissione delle prescrizioni esecutive, al fine di consentire nuove edificazioni, implica preventivamente una valutazione dei flussi demografici che giustifichino l’esigenza di accrescere il patrimonio abitativo. Ma Agrigento in questi ultimi lustri ha presentato saldi demografici stabili o negativi, come negli ultimi tre anni. Pertanto, si è preferito non dare corso alle prescrizioni esecutive al PRG per evitare di trarre la logica conclusione che porterebbe a negare la necessità di costruire nuovi vani abitativi. 

Da qui la beffa per i proprietari che si volevano beneficiare, costretti a pagare l’IMU su aree edificabili sulla carta, ma nelle quali non è possibile realizzare alcuna attività edilizia. Uno dei frutti marci della politica che insegue logiche clientelari e non guarda alla realtà del territorio che deve governare. 

(Maurits Cornelis Escher)

Il Piano Particolareggiato per il Centro Storico 

Coevo a quello del PRG è l’iter di approvazione del Piano Particolareggiato per il Centro Storico. L’incarico viene affidato agli inizi degli anni ’90 e arriverà a compimento con l’approvazione dell’assessorato regionale al territorio e ambiente nel settembre del 2007. Redatto dall’ing. Vincenzo Rizzo, è un Piano datato che prevede la creazione di diversi parcheggi nel cuore della città. Prevede, infatti, due parcheggi in via Gioeni, un parcheggio di due piani interrati in piazza Vittorio Emanuele e un parcheggio interrato in piazza Marconi. Previsione quest’ultima che porterà qualcuno ad ipotizzare l’arretramento del capolinea dalla stazione ferroviaria alla stazione bassa e la trasformazione del piano ferrato in un maxi parcheggio nel cuore della città. Eventualità da scongiurare assolutamente perché attirerebbe ulteriori flussi di traffico privato in centro, in controtendenza con i principi della sostenibilità ambientale. Non mancano, però, nel Piano disposizioni volte alla tutela e al recupero dei beni architettonici e ambientali e una visione culturale volta a restituire al centro città la sua naturale funzione di cuore pulsante della vita urbana. 

Linea guida del Piano è quella di invertire il processo di degrado e svuotamento del centro storico favorendo il recupero delle singole unità abitative, ma anche tutelando la “morfologia urbana”, ossia la salvaguardia dei volumi edificati e quel tessuto viario che rappresenta il più grande bene immateriale della città antica. Nella sua prima stesura, il Piano Rizzo si spinge anche a prevedere alcune soluzioni ardite. Si parla, infatti, di scale mobili tra via Orfane e via Barone e, soprattutto, del taglio dei piani alti dei palazzoni costruiti negli anni del boom edilizio, per restituire al centro storico la visione della Valle. Come dirà lo stesso Rizzo, l’idea del taglio matura in seguito ad un intervento del grande storico dell’arte Carlo Giulio Argan, tenuto ad un convegno organizzato ad Agrigento dal Centro Pasolini nel 1985. La previsione incontra l’opposizione di tutta la città, compresa quella inaspettata del principale esponente di Legambiente Peppe Arnone. Solo alcuni intellettuali visionari la sostengono: troppo poco per la sua approvazione. Così la disposizione sparisce dalla versione definitiva del Piano. 

Quel Piano, purtroppo, non è stato in grado di dare un impulso vigoroso al recupero del centro storico com’è avvenuto, per esempio, a Palermo. Di quelle previsioni, a quasi15 anni dall’adozione, si concretizzerà molto poco. I soli interventi realizzati sono quelli relativi alla riqualificazione di piano Lena e piazza S.Giuseppe (sindaco Zambuto), oltre all’avvio dei lavori di recupero dell’ex ospedale civico di via Atenea (sindaco Firetto). Nulla di fatto, nonostante i diversi atti amministrativi prodotti, per quanto riguarda il risanamento della zona di piano Ravanusella, della zona di Terravecchia, per il rione di Santa Croce (il Piano prevedeva la creazione agevolata di attività artigianali con vendita diretta dei manufatti), per la definizione di alcuni immobili di pregio come l’ex museo civico di piazza Pirandello e il palazzo Tommasi (ristrutturato, abbandonato e oggi di nuovo inagibile). A rendere acre l’inattività delle amministrazioni di turno, la penosa vicenda dei finanziamenti regionali e nazionali persi: dai famosi 25 miliardi di lire stanziati dalla regione per Ortigia (che li ha utilizzati per intero) ed Agrigento, ai fondi non più utilizzabili per il risanamento di Terravecchia e piano Ravanusella. 

Da poco è stato affidato l’incarico per la elaborazione del nuovo Piano particolareggiato. I lavori sono stati appaltati ancora allo studio Rizzo, ora gestito dagli eredi. Si spera che gli attuali titolari abbiano contezza delle soluzioni più avanzate messe a punto dal loro predecessore e che se ne ricordino nella redazione della nuova pianificazione. 

(Maurits Cornelis Escher)

Il nuovo PRG  

Nell’ottobre del 2016 l’Assessorato Regionale al Territorio e Ambiente diffida il comune per la mancata approvazione delle prescrizioni esecutive al PRG e chiede di provvedere alla revisione del Piano, considerata la scadenza dei vincoli quinquennali preordinati all’esproprio delle aree necessarie alla realizzazione di opere pubbliche. Con l’atto di diffida viene richiesta anche la Valutazione Ambientale Strategica (VAS), nel frattempo introdotta dalle leggi urbanistiche. Si avvia così l’iter per la redazione del nuovo PRG. La giunta comunale stanzia nel dicembre del 2016 i fondi necessari, 352.000 euro, e dà vita all’Ufficio di Piano che ha provveduto alla redazione delle Direttive Generali alla redazione del Piano, che saranno approvate dal consiglio comunale nel luglio del 2019. Dall’avvio dell’iter all’approvazione delle direttive sono trascorsi più di due anni e mezzo, ma il tempo impiegato ha consentito una larga e qualificata partecipazione, che ha visto la produzione di pareri e contributi da parte degli ordini professionali (ingegneri, architetti, geologi, agronomi, geometri, commercialisti, avvocati), della facoltà di architettura dell’università di Palermo, delle associazioni imprenditoriali, dei sindacati,  delle associazioni ambientaliste (Legambiante, Marevivo, FAI). Il lavoro svolto dall’Ufficio di Piano, dalla passata amministrazione comunale, dal vecchio consiglio comunale, dai diversi tavoli di concertazione nella definizione delle Direttive è di ottima fattura. In perfetta connessione con la nuova sensibilità ambientale e con le direttrici di sviluppo delle più avanzate città europee, nelle Direttive Generali al PRG si prevede:  

  • “consumo di suolo a saldo zero”, in linea con le leggi urbanistiche degli ultimi anni. Si supera così la previsione di crescita edilizia insensata del vecchio strumento urbanistico, individuando in seno al Piano, ambiti di rigenerazione urbana ed interventi mirati al recupero del patrimonio edilizio degradato. 
  • Connessione e sinergie tra il PRG e il Piano del parco archeologico con l’intento di superare la cesura tra la Akragas greca e la Kerkent araba provocata dalle follie urbanistiche dei decenni successivi al secondo dopoguerra. 
  • Riqualificazione e ripopolamento del Centro Storico, con attenzione al recupero-rigenerazione delle costruzioni e alla necessaria ricucitura con i quartieri periferici. 
  • Valorizzazione in chiave ambientale e turistica della fascia costiera. E non è un caso che il riferimento all’ambiente venga premesso alle finalità turistiche. 
  • Realizzazione di forme di mobilità sostenibile, in linea con le previsioni del PUMS (Piano Urbano per la Mobilità Sostenibile) approvato nel 2017, per andare verso una Città che promuova ed incentivi forme di trasporto alternative all’uso dell’auto privata. Nel documento, facendo riferimento al PUMS, si accenna anche al progetto di metropolitana di superficie per collegare agevolmente il centro con alcune periferie. 
  • Integrazione delle aree boschive presenti attorno al colle di Girgenti e alla Rupe Atenea per trasformarle in un parco urbano. Si fa riferimento anche alla fascia boschiva del territorio che dal litorale costiero (fra San Leone e Porto Empedocle), si addentra fino ai margini di Villaseta e San Leone. 

Approvate le Direttive, si è in attesa degli studi propedeutici (studio geologico e studio agricolo-forestale in via di definizione) per l’affidamento dell’incarico di redazione del nuovo Piano. 

(Maurits Cornelis Escher)

Il Piano Urbano Generale (PUG) 

In attesa dell’affidamento dell’incarico per la redazione del nuovo PRG, bisogna registrare l’intervento della regione, che nell’agosto del 2020 ha approvato la legge n.19 con la quale manda in pensione il vecchio strumento urbanistico a favore del nuovo Piano Urbanistico Generale. I PUG sono strumenti più avanzati che recepiscono le novità introdotte nell’ultimo decennio dalla legislazione nazionale ed europea in materia di pianificazione urbanistica e tutela del suolo. Vengono introdotti i principi della sostenibilità ambientale, della realizzazione di reti di mobilità dolce pedonale e ciclabile urbana ed extraurbana, della tutela del suolo e della sua funzione agricola, del consumo di suolo tendente a zero per attività edilizie, puntando sugli interventi di riuso, riqualificazione urbana e recupero edilizio. Elemento portante è la visione d’insieme del territorio che prevede la possibilità di redigere piani che riguardino più comuni confinanti fra di loro associati, oppure le città metropolitane, ma anche i liberi consorzi di comuni (le ex province). Nelle disposizioni transitorie e finali della legge, all’art.53, si prevede che “i piani territoriali ed urbanistici, o le loro varianti, ove depositati e non ancora adottati approvati alla data di entrata in vigore della presente legge, concludono il loro procedimento di formazione secondo la normativa previgente”. 

Non è questo il caso di Agrigento, la cui procedura di revisione del PRG è ancora nella fase preliminare delle Direttive Generali. Pertanto, il nostro comune dovrà attivarsi per la redazione del nuovo PUG. Comunque, il lavoro di concertazione già compiuto e gli studi già effettuati non andranno sprecati, potendo costituire la base per il nuovo atto di indirizzo del PUG. Ma, considerata la possibilità prevista dalla legge di redazione del nuovo strumento urbanistico in forma associata, con il coinvolgimento di più comuni confinanti, sarebbe il caso di porsi il tema di un Piano che coinvolga i comuni viciniori e faccia di Agrigento una sorta di città metropolitana, un hub naturale di collegamento e relazione che comprenda le realtà urbane di Porto Empedocle, Favara, Raffadali, Aragona, Ioppolo Giancaxio, Comitini, Santa Elisabetta. Ci sarebbero degli indubbi vantaggi dalla progettazione e gestione in comune di alcune infrastrutture e servizi sovracomunali. Mi riferisco alla mobilità sostenibile, con la metropolitana di superficie Aragona-zona industriale-fontanelle- Agrigento- Villaseta- Porto Empedocle che potrebbe interessare l’intero comprensorio. Alla gestione della zona industriale, che insiste sul territorio dei comuni di Agrigento, Favara ed Aragona. Ai servizi di raccolta dei rifiuti e gestione delle aree ecologiche di raccolta differenziata. Alla depurazione delle acque. Alla integrazione dei servizi portuali di S.Leone e Porto Empedocle. Allo scambio di esperienze di rigenerazione urbana e agricola, a partire dai casi di successo della Kolymbetra e della Farm Cultural Park. 

A questo punto è importante capire quale sia l’orientamento del sindaco e della maggioranza che lo sostiene in consiglio comunale. In mancanza di un dibattito pubblico sull’argomento, non ci resta che stimolare una presa di posizione dell’amministrazione cittadina attraverso alcune semplici domande al sindaco. 

  1. Nella redazione del nuovo PUG, di cui si parla molto bene nel suo programma elettorale presentato lo scorso anno, quale orientamento pensa di seguire? Ritiene che il comune debba procedere in solitudine, oppure che sia opportuno coinvolgere anche alcuni delle realtà vicine per una gestione associata del territorio e dei servizi sovracomunali? 
  1. Gli uffici comunali si stanno attrezzando per provvedere agli atti propedeutici alla redazione del PUG?  
  1. In particolare, il comune pensa di avanzare richiesta di utilizzo dei fondi (150.000 euro) per le spese di redazione del piano stanziate dalla regione nel mese di agosto scorso? 
  1. Le Direttive Generali al PRG approvate dalla giunta e dal consiglio comunale precedenti sono da lei condivise? 
  1. Pensa di utilizzare in toto le indicazioni urbanistiche già elaborate, oppure ritiene vadano emendate nel nuovo PUG? E nel caso: in quali punti? 

Le Direttive Generali al PRG approvate nel 2019 dal consiglio comunale rappresentano il punto più avanzato del dibattito urbanistico in città e configurano una visione di città probabilmente molto diversa da quella a cui pensano l’attuale sindaco e la sua maggioranza. Nel suo programma elettorale l’attuale amministrazione ha scritto di città intelligente, di pedonalizzazioni, di collegamenti veloci tra centro e periferie, di bike sharing, di piste ciclabili, di scale mobili nel centro storico. 

Però, a consuntivo, almeno fino ad oggi, non abbiamo nessuna di queste realizzazioni: le opere neanche sono state messe in cantiere. Anzi, le due micro aree pedonali di piazza Sinatra e piazza Pirandello sono state cancellate subito dopo l’insediamento della nuova amministrazione, mentre da ultimo il sindaco Franco Miccichè si è lasciato scappare la dichiarazione (lui cosi parsimonioso di parole e restio a prendere posizioni nette) secondo la quale ogni spazio recuperato in centro storico, dai crolli e dall’abbattimento di costruzioni pericolanti, debba essere destinato a parcheggi. Si tratta di una proposta che non può avere alcun effetto pratico, vista l’impostazione conservativa del Piano Particolareggiato del centro storico, ma denota un ritardo culturale enorme. Invece di preoccuparsi di prevenire i crolli e di ricostruire le eventuali rovine, si pensa di riempire di auto le straduzze della città antica.  

Ma quale visone di città hanno gli attuali amministratori? Vedono aldilà dell’oggi? Riescono a cogliere le tendenze in corso nelle scelte urbanistiche delle città europee e a proiettarsi nel futuro prossimo? 

Come disse il sommo poeta: Or tu chi se’ che vuoi sedere a scranna, per giudicare da lungi mille miglia, con la veduta corta di una spanna?