Il sindaco di una città ha la più alta rappresentanza dei cittadini del suo comune e, tra le tante incombenze istituzionali di cui è investito, svolge anche la funzione di dichiarazione formale del cordoglio della sua comunità, in seguito agli avvenimenti luttuosi di rilievo che colpiscono l’intera collettività.

Pertanto, desta molta sorpresa l’assenza del sindaco Franco Miccichè ai funerali del prof. Ernesto De Miro, nonché il suo assoluto silenzio sull’evento luttuoso, che larga eco ha avuto in città, ma anche ben oltre, coinvolgendo la comunità scientifica nazionale e personalità straniere che lo hanno conosciuto e molto apprezzato.
La figura dell’uomo di cultura, dell’archeologo di fama internazionale, dell’umanista che ha saputo valorizzare con grande passione l’immenso patrimonio della Valle dei Templi, del difensore lucido e determinato della integrità della zona archeologica (conservando intatte le ragioni che ne hanno consentito l’accesso tra i beni dell’umanità tutelati dall’Unesco), del servitore avveduto della res pubblica, non hanno avuto da parte del nostro sindaco neanche la modesta citazione in un post nel suo profilo Facebook, molto affollato peraltro di condoglianze pubbliche per fatti luttuosi che hanno colpito diversi concittadini.
Il sindaco non ha forse ben compreso la valenza e i meriti sociali e culturali del cittadino Ernesto De Miro? Un uomo che per settantacinque anni della sua esistenza ha vissuto, lavorato e studiato nella nostra città, amandola e onorandola, con grande profitto di immagine per l’intera comunità? Nessuno, tra i tanti collaboratori che lo circondano, si è reso conto del grave infortunio in cui è incorso il primo cittadino con il suo grossolano errore?
Tutto questo, poi, nell’anno in cui Agrigento detiene il titolo di capitale italiana della cultura e, pertanto, dovrebbe essere più che mai attenta a rispettare e valorizzare quelle personalità che le hanno dato lustro e adeguata rappresentanza nei consessi nazionali e internazionali, con opere, ricerche e studi che resteranno nella storia dell’archeologia.

Per fortuna, ci hanno pensato gli agrigentini, la comunità accademica e il mondo della cultura a tributare i giusti onori al prof. De Miro.
La verità, molto probabilmente, sta nel fatto che l’attività di ligio difensore della legalità e dell’interesse pubblico, da parte dell’insigne amministratore della Valle dei Templi, ha attirato su di sé l’avversione più profonda di una classe politica avvezza a nominare funzionari compiacenti, disposti ad ogni compromesso pur di fare carriera. La tenace opposizione del prof. De Miro ad ogni ipotesi di restringimento dei confini dell’area archeologica, con la conseguente impossibilità di sanatoria per circa 650 costruzioni abusive realizzate in zona “A”, gli ha procurato la rabbia e l’astio di una moltitudine di costruttori abusivi e dei corrispondenti rappresentanti politici.
Oggi la sensibilità della città riguardo alla tutela dei beni culturali è fortunatamente cambiata, ma qualche vecchio arnese della politica politicante deve aver giurato avversione eterna a quel manipolo di uomini e donne che hanno mantenuto la barra dritta nella difesa delle istituzioni e del bene comune.

In questa classe politica, del tutto sprovvista di senso dello Stato, responsabile del sacco edilizio di Agrigento, evidentemente, troverà accoglienza anche qualche capobastone a cui fa riferimento il nostro sindaco. Ragion per cui Franco Miccichè deve aver ritenuto opportuno, sfacciatamente, di ignorare l’evento di grande rilievo per la città della morte del prof. Ernesto De Miro.
Cos’altro dire di questa misera vicenda?
Abbiamo un sindaco con scarse capacità di valutazione dei doveri morali e istituzionali che la sua carica comporta, che si fa comandare a bacchetta da spregiudicati uomini di potere, e verso il quale, oltre a provare un grande disagio, non si può non nutrire un senso di comprensione umana, vedendolo annaspare nel vano tentativo di assolvere un compito decisamente superiore alle sue forze.
