di Vito Bianco

Ecco cosa succede a inventare
i mezzi meccanici
per l’infinita riproduzione del tempo:
succede che lui si impenna
e risorge dall’ingolfo nero pece
e quello che dovevo essere
a tre anni e qualche mese
riappare vivo mentre accoglie
un boccone dalla sua mano
ferma dopo che la terra ha tremato
in un accampamento d’emergenza
l’altra mano sulla spalla
come una carezza
un fazzoletto chiuso sotto il mento
la macchia di sole sulle mie spalle
e le sue dita
ecco cosa succede a inventare i filtri
il nitrato d’argento
il rivelatore che increspa il nulla
turbando questo tempo senza sonno
succede che lui si crede vivo
e risorge dal risucchio del creato
lo stesso giorno
come se fosse oggi
uguale e distante
distante e più vicino
un luogo dove ogni cosa ritorna
e si rianima
dove non c’era niente
dove non c’era c’è qualcosa
visibile proprio com’era visibile
la tenda, l’inverno
il fotografo scomparso
il grigio, il nero
il fotografo sconosciuto
la neve che nel rettangolo non appare
il cucchiaio d’acciaio
la bocca che si allarga
la lana incolore del maglione
il sorriso, la fame
la neve che non si vede

ecco cosa succede.


Di Bac Bac