di Tano Siracusa

Alle 9 di mattina l’incendio sembrava domato, solo qualche tizzone ardeva ancora nello scenario lunare di Parco Icori, fra il nero della cenere e il bianco sporco del cemento. È bruciato soprattutto il sottobosco. A ridosso dell’anfiteatro sono bruciati anche diversi alberi, nel centro del Parco qualche palma piantata anni fa. Ma l’anello di verde c’è ancora, ferito, ingiallito, offuscato, il bosco di eucalipti, pini, ulivi, che circonda e sembra invadere le strutture del Parco, l’ anfiteatro e l’arena cinematografica, quel poco che resta degli impianti sportivi, i camminamenti con il cemento che cade a pezzi, l’eternit all’ingresso.
Il rischio di un incendio era stato segnalato varie volte, ma inutilmente. L’impegno dei pochi che hanno provato ad attirare l’attenzione delle autorità e dei cittadini sulle potenzialità e sul degrado del Parco non è riuscito a bucare il muro dell’indifferenza. Adesso l’incendio.
La nuova amministrazione non ha ovviamente alcuna responsabilità per l’abbandono del Parco, come non ne ha per l’abusivismo in zona A o per le discariche alimentate da chi non paga il servizio.
Di fronte ai contesti ereditati dalle precedenti amministrazioni e segnati dalla mediazione personalistica, da un diffuso populismo ante litteram, da sistematiche ‘distrazioni’ istituzionali o dalla loro completa latitanza come nel caso di Parco Icori, il nuovo governo del Comune può segnare una netta discontinuità. Nella vicenda del Parco progettando adesso, dopo l’incendio, il recupero e il rilancio di una struttura realizzata per consolidare il costone franato nel ’66 e finalizzata a una fruizione attrezzata del tempo libero mai sperimentata.
Fra le varie forme di aggressione al territorio quella di trasformare alberi e piante in cenere è la più incomprensibile, a più elevata dignità psichiatrica. Il caso o la follia degli uomini mettono comunque il sindaco Sodano e la sua giunta di fronte a un scelta non evitabile fra una qualche forma di continuità nell’abbandono del Parco alla sua lenta rovina e un recupero ancora possibile dell’intera zona, dal costone di Santa Croce al Parco, fino all’anfiteatro.
Un quadrante del territorio cittadino radicato nella sua storia, che sconfina nella valle archeologica e si sporge verso Villa Seta e Porto Empedocle, suggerendo nuove continuità paesaggistiche e funzionali, nuove cuciture urbanistiche del territorio cittadino.
Le prime dichiarazioni del Sindaco fanno pensare e sperare che voglia accettare la sfida con un rilancio.
Sarebbe una scelta coraggiosa e non facile. La rinascita di Parco Icori può avvenire solo coinvolgendo altri soggetti istituzionali, la Sovrintendenza, il Parco Archeologico, partner privati, soggetti imprenditoriali, le associazioni culturali, rifunzionalizzando il ruolo della forestale, progettando nuove forme di accesso dalla valle e dal centro storico, coinvolgendo specialisti della mobilità alternitiva. Per il Sindaco e la sua giunta è un banco di prova importante, che potrebbe misurare la portata e la reale volontà di cambiamento della nuova amministrazione.
