
La domenica mattina mi dedico usualmente ad una oretta di camminata veloce al Viale, con l’illusione di compensare, in questo modo, la sedentarietà che caratterizza la mia quotidianità.
Oggi è la festa di San Calò e osservo con curiosità e buonumore le bancarelle dei venditori ambulanti con le loro disparate e colorate mercanzie.
Arrivato all’inizio del Viale, però, una scena mi provoca una grande tristezza.
In strada ci sono ancor pochi avventori e i venditori hanno cominciato da poco a sistemare la loro merce. In prossimità dell’ingresso dei sottopassaggi di piazza Marconi, ad appena due passi dalla chiesa di San Calò, un giovane (avrà un’età di circa 25 anni, probabilmente forestiero) con a fianco un bambino di 5/6 anni – il figlio, suppongo – sistema per la vendita, nello spazio striminzito del piccolo marciapiede tra il muro del sottopassaggio e la strada, alcuni giocattoli di poco prezzo. Non è fornito neanche di un tavolino, adagia tutto per terra e si siede anch’egli sul marciapiede, insieme all’inseparabile bambino.
Evidentemente si tratta di un venditore abusivo, senza licenza e senza autorizzazione all’occupazione del suolo pubblico.

Una pattuglia della Guardia di Finanza si ferma per un controllo, che avrà come esito il sequestro della merce e l’elevazione di un verbale all’improvvisato venditore, il cui volto è in preda ad un’incontenibile sconforto.
Provo a immaginare cosa passa nella mente preoccupata del bambino che, sempre vicino a lui, probabilmente non capisce cosa stia avvenendo. Forse si chiederà perché quegli uomini in divisa gli stiano portando via tutti i giocattoli, non avendo loro fatto nulla di male.
Poi, penso alla loro famiglia: forse ci sarà da qualche parte una giovane madre a casa, magari con qualche altro piccolo a cui badare, che aspetta padre e figlio che ritornino con i soldi guadagnati alla festa di San Calò per andare a fare la spesa. Quei 200/300 euro che possono consentire a famiglie in povertà di sfamarsi alla meglio, per qualche settimana.
E ora cosa faranno, senza soldi e senza merce? Come sbarcheranno il lunario?
Il fatto che questa piccola vicenda si consumi nel giorno dedicato a San Calò, protettore dei poveri, dei bisognosi, degli umili, dei malati, di chi soffre, è un ulteriore motivo di mestizia.

Il venditore abusivo, nel suo infinito scoramento, non mostra rabbia verso i rappresentanti della legge: “u capisciu, iddri u so duviri fannu ”.
È vero, però penso anche che il principio di legalità, quando è avulso dal senso della giustizia, rischia di ridursi a una mera osservanza formale delle norme, incapace di cogliere le ragioni umane e sociali che il diritto dovrebbe servire. Il principio di legalità, separato dal senso della giustizia applicato al caso concreto, pertanto, rischia di trasformare il diritto da garanzia di equità a semplice esercizio di potere.
Guardando la scena ho desiderato che i militari chiudessero un occhio, che andassero ad occuparsi di altre e ben più gravi illegalità ed evasioni. In mezzo a tante bancarelle e tavolini improvvisati, chissà quanta povera gente cerca di sopravvivere, con qualche piccolo commercio, anche priva della regolare licenza di vendita.
A poca distanza dal giovane con bambino, Un altro venditore, un po’ più attrezzato, offre merce più pregiata: piccole statue del Santo Nero. Probabilmente anche lui senza permesso. Infatti, visto l’intervento della Guardia di Finanza, si appresta a riporre la sua merce negli scatoloni di cartone e ad allontanarsi con sollecitudine. I Militari non intervengono in quest’ultimo caso.
Sarà stato per rispetto a San Calò?
