In preparazione delle elezioni amministrative del prossimo anno, sembra che Lillo Firetto si presenterà con una serie di “liste civiche”, per accreditare un’immagine di protagonista civico che agisce al di fuori dei partiti per rinnovare la politica agrigentina. In realtà, le cose stanno molto diversamente. Si tratta solo di liste senza simbolo di partito che non sono supportate da esperienze collettive o personali di rilevante impegno sociale che possano giustificare un serio riferimento al civismo. Si tratta dunque di un camuffamento di comodo, verniciando di civismo ciò che è semplicemente una raccolta certosina di pezzi di vecchia politica del centrodestra.

Per vincere ad Agrigento, però, non basta una spolverata di nuovismo, ma occorrono anche i voti della corazzata politica messa in piedi dalla Democrazia Cristiana di Totò Cuffaro e, magari, anche un pezzo compiacente del Partito Democratico. Al di là dei voti del partito, la presenza del PD serve soprattutto a qualificare la candidatura come espressione del centrosinistra.

E qui sorge un problema grosso: come fare per mettere assieme in modo presentabile, cioè in maniera che possa essere accettato dall’elettorato di centrosinistra, un’alleanza tra pezzi del PD e la Democrazia Cristiana?

Specialmente dopo i recenti “infortuni” in cui è incorso Totò Cuffaro?

Ma il genio soccorre i volenterosi. Ecco trovata la soluzione: inserire i candidati della Democrazia Cristiana in una lista senza il simbolo del partito, in modo da poter essere spacciata, appunto, per espressione del civismo locale.

Gli agrigentini capiranno benissimo la mimetizzazione, ma l’apparenza sarà salva. Inoltre, il travisamento della forma politica potrebbe tornare utile nel caso qualcuno dai vertici del PD chiedesse conto e ragione di una alleanza anomala per il partito di Elly Schlein.

Per capire se si è di fronte ad un vero e proprio mascheramento della verità, può essere utile applicare alla nostra situazione il “duck test” o test dell’anatra.

Il termine ebbe notorietà negli Stati Uniti quando Richard Cunningham Patterson Jr, ambasciatore degli Stati Uniti in Guatemala durante la guerra fredda, lo utilizzò nel 1950 nel formulare l’accusa di comunismo nei confronti dei governi di alcuni paesi dell’America Latina. Patterson spiegò le sue ragioni grossomodo come segue.
«Supponete di vedere un uccello gironzolare in un’aia. L’uccello non ha alcuna etichetta che lo identifichi come ‘anatra’. Ma sembra a prima vista un’anatra. Inoltre, giunge allo stagno nuotando come un’anatra. Apre poi il suo becco e starnazza come un’anatra. Bene, a questo punto si può ragionevolmente arrivare alla conclusione che quell’uccello è un’anatra, che indossi un’etichetta o meno.»

Applicando il “Duck Test” alla situazione politica agrigentina sì può ritenere che se ci sarà in campo, a sostegno di Lillo Firetto, una lista senza simbolo di partito, ma dove saranno candidati consiglieri comunali della Democrazia Cristiana, iscritti della Democrazia Cristiana, simpatizzanti della Democrazia Cristiana e amici di Totò Cuffaro, allora si potrà ragionevolmente concludere che quella è una lista elettorale della Democrazia Cristiana.

Pertanto, chiunque voglia, a destra e a manca, un’alleanza con Lillo Firetto dev’essere consapevole di stipulare un accordo anche con la Democrazia Cristiana. Assumendosene, naturalmente, la piena responsabilità politica (sempre che abbia sviluppato un senso della responsabilità politica).