“Se i giovani si organizzano, si impadroniscono di ogni ramo del sapere e lottano con i lavoratori e gli oppressi, non c’è scampo per un vecchio ordine fondato sul privilegio e sull’ingiustizia”.
Enrico Berlinguer

(Banksy)

Martedì sera faceva freddo, ma da Scaro Café si stava bene: c’erano un calore umano, un entusiasmo, un’allegria, che scaldavano il cuore. Un gruppo di ragazzi aveva convocato una riunione per parlare di politica, per discutere il da farsi in vista delle prossime elezioni amministrative della città. Che rarità: giovani che si incontrano in una agorà, si confrontano, parlano di problemi, di opportunità, della necessità di esserci, di contare, di assumersi responsabilità dirette e diventare ad un tempo artefici del proprio futuro. Un futuro condivisibile, che si costruisce assieme, come comunità e non nella solitudine dei destini individuali. Che anomalia! Oggi nella nostra città, come altrove, i giovani non sono attratti dalla politica e quando si incontrano in sedi di partito, il più delle volte è per omaggiare il potente di turno: quello che può offrire qualche risposta singolare ad un determinato bisogno. Insomma, la vecchia politica con la sua inossidabile pratica clientelare, sempre più cancro della nostra terra.

(Banksy)

È stata salutare questa assemblea, per chi come me è stato immerso da mesi nei riti macchinosi e ingarbugliati dei partiti, dove spesso le liturgie servono a mascherare scelte impresentabili, costruite in trattative riservate, in tavoli diversi da quelli ufficialmente deputati a decidere. Ma poi, in una piccola città, tutti sanno tutto e per le ipocrisie e le ambiguità c’è poco spazio. Allora, subentra la protervia, la spregiudicatezza e il senso di dominio da parte di chi, essendo investito di un’alta funzione pubblica, scambia il proprio ruolo di servizio alla comunità con l’auto attribuzione di una signoria fuori da ogni controllo. Sono le miserie della politica, purtroppo molto in voga dalle nostre parti.

Dopo questa noiosa, ma necessaria, lamentazione, torno alla riunione di Scaro. In oltre due ore di interviste e discussioni, è venuta fuori la voglia di fare dei ragazzi (quelli di Scaro, poi, hanno già dimostrato di saper fare, oltre che pensare e progettare bene), il loro mettersi in gioco con sincerità, la loro richiesta di partecipazione, il loro schierarsi per una città diversa: accogliente, attenta ai bisogni degli ultimi, solidale, in grado di tutelare il suo patrimonio ambientale e culturale, capace di fornire servizi efficienti, che sviluppi la sua università (tema molto sentito, questo), che sia amministrata in modo trasparente. Dunque: una città più vivibile e con più occasioni di crescita per tutti.

(Banksy)

L’incontro di Scaro non è uno dei tanti riti stanchi di questa fase preelettorale ma, grazie alla freschezza e alla genuinità dei tanti giovani che erano presenti e che hanno dato disponibilità ad impegnarsi, è un fatto nuovo importante, che può rappresentare una benefica scintilla in grado di riaccendere l’entusiasmo e la gioia per un modo nuovo di far politica. La politica che parte dal basso, che si auto organizza, che non aspetta direttive, che cresce tra i cittadini.

Questo si che è un sasso tirato nello stagno asfissiante del panorama politico locale, dove i potentati di sempre sono da tempo all’opera per perpetuare il loro presa soffocante sulla città.

Allora, lasciamo da parte le stanche liturgie, spesso svuotate di senso, della politica regionale, avviata da tempo a percorrere un tunnel senza sbocco.

In quest’anno di lavoro dell’Area Progressista, abbiamo costruito un programma di governo dettagliato, condiviso, sempre aperto a nuovi contributi, che esprime molto bene la nostra visione della città futura e delimita chiaramente le alleanze politiche e le qualità della classe dirigente che vogliamo costruire.

(Banksy)

Possiamo mettere in campo chiarezza, originalità, apertura e vitalità nel modo di pensare, competenze (tanti ragazzi in gamba si sono alternati al microfono), senso di responsabilità verso la comunità, idee precise sul futuro della città, donne e uomini in grado di gestire la cosa pubblica.

Il tutto condito dalla passione per l’agire collettivo e il piacere di esserci, di intestarsi una sfida per cambiare la città. Siamo in grado di offrire agli agrigentini un’alternativa alla malapolitica.

Non dobbiamo mancare l’appuntamento delle prossime elezioni amministrative. Rivediamoci presto, restiamo uniti, scegliamo assieme la squadra giusta, ora, senza perdere altro tempo, e andiamo avanti, senza aspettare l’avallo di nessuno. I deputati e i dirigenti dei partiti decideranno se stare con noi o fare altre scelte. Ma questo sarà un problema loro.

Ultima considerazione: ad Agrigento la sinistra, i progressisti, l’opposizione politica sono ai minimi termini (non siamo neanche presenti in consiglio comunale), quindi, fare peggio di chi ci ha preceduti è semplicemente impossibile.

Siamo nella invidiabile situazione di poter solo migliorare, qualunque risultato dovessimo ottenere.