di Tano Siracusa


“A Gaza e in Cisgiordania il genocidio va scongiurato fermando chi lo ha pianificato e perfino lo teorizza: il governo israeliano. Condivido il tormento di David Grossman nell’usare questa parola che ci ricorda le nostre famiglie sterminate. Ma la denuncia del crimine è la nostra prova d’amore per Israele, la nostra testimonianza di fede nel futuro dell’ebraismo.”
Ieri Gad Lerner, autore fra l’altro di “Gaza”, coraggiosa testimonianza di un ebreo della diaspora che rivendica il suo ebraismo denunciando i crimini del governo israeliano, ha pubblicato questo post, con una foto di David Grossman. Chi volesse farsi un’idea dell’antisemitismo che circola nelle vene del nostro paese dovrebbe leggere le centinaia di commenti che ha provocato.
Il trauma del genocidio nazista da molti sembra essere stato rimosso. Riemerge in molti interventi la brace di quell’antiebraismo che neppure la cenere dei campi di sterminio hitleriani è riuscita a spegnere. Che arde da secoli nel sottosuolo dell’Europa prima cristiana, poi laica, e che riafffiora.
Eppure sono proprio loro, ebrei della diaspora come Gad Lerner o israeliani come Grossman che si oppongono da sempre all’ oppressione del popolo palestinese e oggi ai crimini di guerra del governo israeliano, a rappresentare l’espressione più avanzata, più esposta, dell’opposizione a Netanyahu e ai suoi ministri.
Proprio come coloro che sul fronte palestinese si oppongono al regime di terrore imposto da Hamas nei confronti dei “dissidenti”.
Il giorno precedente l’intervista a Grossman, sullo stesso quotidiano, Gabriella Colarusso raccontava così da Gerusalemme la storia di un oppositore palestinese ad Hamas: “Adesso ha paura Ahmed Al- Masri. Paura di morire per la fame ‘che la guerra di sterminio israeliana ci ha imposto’. Per le medicine che non ha. E per le minacce di Hamas ‘che mi vuole morto per aver semplicemente detto. vogliamo vivere, ora basta’.
Al-Masri, che insieme a centinaia di altri palestinesi aveva protestato contro Hamas in aprile e a maggio, il 24 giugno è stato sequestrato da uomini armati. Dichiara alla inviata di Repubblica di essere stato ” bendato, ammanettato e picchiato brutalmente, hanno minacciato la mia famigllia. Mi hanno rotto un piede con tubi di ferro e pietre, mi hanno lasciato sanguinare per più di un’ora. Ho passato due settimane in ospedale, e dopo essere uscito sono stato minacciato più volte”.
Adesso, scrive Gabriella Colarusso, “vive in una tenda a Gaza nord insieme ad altri sfollati ‘tra insetti e odore di fogna’, cammina a fatica e solo ‘con l’aiuto di qualcuno’, non ha medicine per curarsi. Ha deciso di parlare, dice, perchè vuole aiuto… Diversi reporter di Gaza hanno raccontato al comitato per la protezione dei giornalisti di non poter coprire le proteste e le voci di dissenso contro Hamas per paura delle rappresaglie”.
Ahmed Al- Masri non è uno scrittore famoso come Grossman, prima della distruzione di Gaza da parte del’esercito istraeliano faceva il farmacista.
Liberazione della Palestina, dunque: da ogni forma di presenza istraeliana a Gaza e in Cisgiordania. E da Hamas e da ogni forma di governo terroristico nello Stato Palestinese.
Nelle manifestazioni per la liberazione della Palestina le immagini dello scrittore israeliano e del farmacista palestinese andrebbero mostrate insieme, a rappresentanza di un’opposizione ai responsabili del massacro purtroppo minoritaria, ma che richiede un di più di coraggio.
