di Tano Siracusa

Non era mai successo. Le guerre, le atrocità, le stragi, i genocidi ci sono sempre stati, ma non era mai successo che venissero raccontati in diretta dagli inviati di giornali e tv, spesso con articoli illeggibili, con immagini inguardabili per il male assoluto che descrivono. Gaza, la città, non esiste più. Interi quartieri sono rasi al suolo.

C’è chi si chiede come avremmo reagito se avessimo assistito in diretta a cosa succedeva nei campi di sterminio nazisti. Un amico, una persona normale, equilibrata, mi ha raccontato di avere avuto una crisi di pianto mentre ascoltava alla radio l’ennesimo resoconto dei ragazzini in attesa di acqua e cibo uccisi a Gaza dall’esercito israeliano. Un’ora dopo, mi ha detto, commentava al bar la vittoria di Sinner.


Forse per questo Padre Gabriel Romanelli, fra i feriti nella sua parrocchia a Gaza colpita da un missile israeliano , conclude in questo modo il suo video messaggio di ieri a Vatican News: “A messa abbiamo detto la preghiera del Signore: ’Signore perdonali perché non sanno quello che fanno’. Che veramente il Signore non solo perdoni quelli, perdoni noi, perdoni tutto il mondo.”

Non era mai successo di assistere in diretta, in tempo reale, al massacro sistematico dei civili, giorno dopo giorno, da più di un anno, i palazzi bombardati, gli ospedali, le scuole, i mercati, le infrastrutture, più di sessantamila morti, la maggior parte minorenni. La popolazione imprigionata in un territorio devastato, senza medicinali, acqua, cibo. L’orribile masscro del 7 ottobre consumato dai miliziani di Hamas non può giustificare tutto questo.

Perciò nessuno al mondo oggi può sentirsi innocente. Non solo i governi che sostengono economicamente e militarmente Israele, le loro ipocrite parole di condanna, ma anche chi, angosciato, si rifiuta di leggere o vedere in tv i reportage da Gaza e dalla Cisgiordania, di chi si si fa scudo della propria impotenza.
Certo, c’è la protesta, ci sono le piazze, i cortei, figure sovraesposte, a rischio, anche fra gli ebrei della diaspora, soprattutto fra di loro. C’è tanta rabbia e frustrazione, ma evidentemente non basta. Forse non basterebbe a fermare la strage neppure il Papa americano, con le sua veste candida sulla strada principale di Gaza City rasa al suolo, che apre le braccia come Pio XII dopo il bombardamento a san Lorenzo.

Circola in questi giorni una fotografia di Goffredo Fofi diciottene in Sicilia, su un letto, durante uno sciopero della fame. Erano gli anni con Danilo Dolci. Forse è a loro che bisognerebbe guardare pensando a Gaza, al coraggio della ‘non violenza attiva’ di persone come loro, come Alex Langer, al loro ‘ è giusto ribellarsi ‘ che pagavano con ciò che avevano, anche con il corpo e non solo digiunando, vivendo coerenze difficili, radicali, a volte estreme. Come quelle dei giovani israeliani che rifiutano la divisa, o che non reggono al ricordo della guerra e la fanno finita. Il coraggio estremo dei disertori.

(Goffredo Fofi durante uno sciopero della fame)

Per i credenti, ma non solo, rimane la preghiera di Padre Gabriel Romanelli, l’invocazione al Signore del perdono per tutti o i versi di Leonard Cohen:

Se questo è il tuo volere
e se c’è una scelta
lascia che i fiumi si riempiano
lascia le colline gioire
lascia traboccare la tua misericordia
su tutti questi cuori
che bruciano all’inferno
se questo è il tuo volere
di farci del bene


Di Bac Bac