You oughta know not stand by the window
Somebody see you up there.
Talking Heads, Life during wartime

di Vito Bianco
1
Ricoprire di inchiostro rosso
le pagine ancora vuote.
Parlare di questo e anche d’altro;
di quello che si vede e tocca,
dell’altro lontano dallo sguardo
e dalla vicina bocca.
2
Mettere in fila le parole. Metterle
una sopra l’altra, come mattoni.
Pesarle. Calcolarne la gittata.
Ascoltare il suono che fanno
toccando la carta liscia,
la cellulosa compatta
che trattieni con le dita.
3
Ogni dieci caduti
un titolo in taglio basso.
Taglio alto per cinquanta,
sotto la testata.
Un ospedale ridotto in mille pezzi
vale quello principale
e una vibrata indignazione
istituzionale.
4
La nuova legge della foresta
dice guai a chi resta a chi
per sciocca ostinazione
è riuscito a salvare
le gambe e la testa.
5
La trincea e il drone elettronico,
il ragno silenzioso che vola
ad alta quota
e poi si abbassa rapido a colpire
un passante o entra in un condominio
per stanare i pigri e gli infermi
che non vogliono morire.
6
Gli studiosi di morale dibattono
un dilemma nuovo, originale,
se sia più grave farli fuori
con le bombe o annientarli con la fame.
E un altro, con il medesimo fervore:
dopo quanti morti la morte
diventa un’astrazione?
7
Ha otto anni e passeggia
in un labirinto di rovine
istantanee, si china a raccogliere
resti di bombe, fotografie
esplose, gambe di tavolo lucenti.
Lo guardi e non ti sembra vero;
sembra la versione scura
(ti sorprendi a pensare)
di Germania anno zero.
8
Il sangue non si vede.
Lo lavano via
forse con gli idranti
di ultima generazione
per non spaventare i bambini.
9
Gente tanta e impolverata
in fila per un chilo di riso,
cani ammalati o crepati,
il cielo un lenzuolo di piombo
sopra un cimitero senza nomi.
