di Davide Natale

Il tema della mobilità, e del governo del territorio più in generale, è il vero nodo da affrontare e risolvere ad Agrigento. Senza questa comprensione, e le necessarie capacità amministrative conseguenti, sembra poco credibile qualsiasi candidatura a Sindaco che non si inscriva, nella migliore delle ipotesi, nel vecchio solco del passaggio inutile del tempo. A poche settimane dal voto, mentre i partiti e le forze in campo sembrano ancora legate a logiche stantie, ben distanti dalla realtà, giunge dall’Ordine degli Architetti di Agrigento una nota importante, che individua nel centro storico della città il ruolo di motore per l’intero territorio comunale, attraverso proposte concrete e delineate con chiarezza.
Spiace però che, al contempo, nessuno dei candidati a Sindaco o al consiglio comunale (quelli già noti, in ombra o in controluce), non ne abbiano compreso la rilevanza, cifra,
evidentemente, di una idea di città, e quindi di capacità amministrativa, tanto millantata quanto inadeguata, distante da idee e proposte di eguale chiarezza e concretezza.
Non sono certo sufficienti, infatti, e non lo sono certamente per quel nugolo di cittadini che da anni cerca di porre proprio il tema della gestione del territorio al centro del dibattito cittadino, strappandolo all’antico insopportabile pregiudizio di un vezzo per pochi, le dichiarazioni rilasciate da taluni dei soggetti in campo che, oltre ad apparire di circostanza, frutto della scadenza elettorale, utilitaristiche e improvvisate, non rappresentano la sintesi del precipitato di un programma politico compiuto. Va purtroppo preso atto, infatti, che è e rimane, con stupore, un tema ancora residuale, affrontato soltanto superficialmente da chi si propone quale primo cittadino, quale risolutore dei problemi storici della città.
Crollate le categorie novecentesche di ‘destra’ e ‘sinistra’, infatti, per lo meno intese come da chi si è formato culturalmente lo scorso secolo, coloro i quali si apprestano a partecipare alla ‘res publica’, di qualsiasi provenienza e appartenenza siano, non possono, per risultare credibili, non farsi carico di tutto ciò, non perdendo tempo in trastulli da sterili fascinazioni che le cose e le parole della
politica, ingannevoli e suadenti, sanno di potere, ma mostrino capacità straordinarie come straordinario è l’abisso in cui affoga la città, e si misurino quindi con competenza, attraverso idee e proposte concrete, conoscenza del territorio e delle sue necessità, dei tempi e modi necessari, con proposte e idee per la realizzazione di una nuova città, ma ben prima del voto che chiedono ai suoi abitanti.
Confesso che provo imbarazzo, e un po’ di fastidio, ad ogni dichiarazione pubblica di chi, per giustificare la propria candidatura, si appoggia sull’amore, e suoi surrogati, per Agrigento. Mi risulta indigesto, lo ammetto, l’asserito affetto a puntate, ciclico, puntuale, che si ripresenta ad ogni lustro, mentre io e senza alcun imbarazzo, ad Agrigento, con ovvia semplicità ci abito. Non mi appare né straordinaria né, ciecamente, bellissima, bensì abbandonata a sé stessa e a tratti devastata da anni di incuria civica. La guardo e la osservo così com’è, per inerzia sopravvissuta alla sua classe dirigente e ad una cittadinanza che in gran parte s’è preferita connivente o pregna di ignavia. Tant’è! Servirà, forse, una squadra di professionisti competenti e capaci, che provino, se mai sarà ancora possibile, a curare il curabile, salvare quel poco che rimane da salvare. Che l’amore, tutt’al più privatamente, lenisce le sofferenze, ma non salva dal certo, putroppo meritato, oblio.
l’immagine è tratta dal progetto di Paolo Lattaioli ‘La Grande Agrigento’
