Redazione

Agrigento per molti osservatori esterni è un magnete di anomalie, di eccezioni alla normalità. Lo sono la carenza idrica, la spazzatura disseminata per le strade del centro come nelle periferie, il tasso di abusivismo, la distorsione urbanistica. Anomalie di segno negativo, ma non sempre.

Ne segnaliamo una diversa.
Un gruppo di urbanisti di Perugia, guidati da Paolo Lattaioli, ha elaborato un Master Plan, “Per una Agrigento più grande “. Il Master Plan è un documento di indirizzo strategico che sviluppa un’ipotesi complessiva sulla programmazione di un territorio – in questo caso quello di Agrigento – individuando i soggetti interessati, le possibili fonti di finanziamento, gli strumenti e le azioni necessari alla sua attuazione.

Si tratta di un progetto molto articolato, centrato su una ipotesi di mobilità moderna e sostenibile, che propone la connessione fra Porto Empedocle e il capoluogo attraverso il treno-Metro di superficie, il superamento dei dislivelli collinari con percorsi meccanizzati, dalla linea ferrata e dai parcheggi esterni fino a innervare il centro storico, riconfigurando e ampliando l’intero tessuto urbano, i suoi percorsi, le forme dell’abitare.
“Sono – scrive Lattaioli – considerazioni sintetiche e strategiche sull’insieme della citta’ e del suo possibile futuro, descritte e ‘disegnate’ in un apposito documento al momento di massima, ma già utile … in alcuni casi indispensabilmente audace …”

Un’indispensabile audacia che nel 1983 ha permesso a Lattaioli di ideare e realizzare l’ultimo tratto di scale mobili a Perugia, in quella Rocca Paolina che ha restituito alla città un quartiere medievale da 500 anni nascosto e inaccessibile.

Il primo progetto di Paolo Lattaioli su possibili percorsi meccanizzati ad Agrigento risale al 1991. È tornato a occuparsene un anno fa, aggiornando e approfondendo la sua conoscenza del territorio attraverso scambi di informazioni con operatori locali e durante un suo recente soggiorno ad Agrigento, dove ha incontrato un pubblico attento e interessato alle sue progettazioni.
Negli ultimi mesi, assieme a un nutrito gruppo di professionisti, elencati alla fine di una dettagliata illustrazione del piano, ha elaborato il Master Plan.

Ci sembra un evento improbabile, una positiva anomalia: un affermato urbanista perugino, collaborato da un gruppo di professionisti, ingegneri con diverse specializzazioni, avvocati, urbanisti, docenti universitari, offre alla città di Agrigento un importante strumento per orientarsi in un possibile, auspicabile futuro, che è il presente della capitale umbra.

A Perugia le prime scale mobili sono state ideate e realizzate agli inizi degli anni ’80 con l’obiettivo primario di liberare il cuore del centro storico e monumentale dal traffico automobilitico. La loro installlazione in un organico piano di mobilità è diventata un modello, non solo in Umbria.

Ad Agrigento, che richiama Perugia per la morfologia collinare e la ricchezza delle stratificazioni storiche, siamo all’anno zero.

Quando saranno cessati i clamori e i sussurri della campagna elettorale Bac Bac si impegna a recapitare il Master Plan e le tavole che lo illustrano a tutti i candidati a sindaco e a quanti ne faranno richiesta.

La campagna elettorale potrebbe costituire l’occasione per non limitarsi a promettere una città pulita, un servizio idrico normale, le strade senza buche e i marciapiedi non più dissestati, un’ Amministrazione efficiente. Ma potrebbe anche avviare un confronto su un modello diverso di città, un’area urbana ecologica, funzionale, che proiettandosi nel futuro innesti la modernità in un fragile contesto urbano millenario.

Agrigento ha la forma che prima ancora che i suoi amministratori hanno voluto i suoi abitanti, e dagli abitanti non meno che dagli amministratori può essere avviato un superamento della città dello scempio urbanistico del secondo dopoguerra, culminato nella frana del ’66.

Sarebbe auspicabile adesso che il progetto elaborato da Lattaioli e dai suoi collaboratori venisse studiato e approfondito, con suggerimenti, modifiche, integrazioni, di architetti, urbanisti, ingegneri, professionisti legati alla progettazione residenti ad Agrigento. Che fra Agrigento e Perugia si costruisse un comune laboratorio.
I giovani intenzionati a restare ad Agrigento potrebbero tradurre in realtà ciò che oggi appare un’utopia, farne un progetto di vita, di cittadinanza attiva, di opportunità occupazionali, come avviene da quaranta anni a Perugia.

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una delle tavole che illustrano il Master Plan

Di Bac Bac