
di Gaetano Gucciardo
In Galizia c’è una città ben nota a noi appassionati di pallone. Si chiama Vigo. Città
storicamente anonima se non fosse che nel corso del Novecento è diventata centro
nevralgico dei commerci marittimi, della pesca, della nautica. È una città disposta su
una costa che scende molto rapidamente verso la baia. È dunque è impervia. Ma è
anche cresciuta vertiginosamente nel giro di qualche decennio e dunque ha dovuto
affrontare gravi problemi di mobilità e accessibilità. L’amministrazione ha trovato
soluzioni che sono passate sotto il nome di Vigo verticale. Ecco. Noi abbiamo bisogno
di una Agrigento verticale.
La nostra città ha una caratterizzazione urbanistica tutta particolare. Pur avendo circa
cinquantacinquemila abitanti ha una dispersione degli abitati molto pronunciata come
conseguenza delle
peculiarità orografiche, della presenza della Valle dei templi e di
una storia irta di illegalità e cattiva pianificazione. Le conseguenze sulla qualità della
vita di noi che la abitiamo sono perduranti. Dobbiamo fare chilometri per le attività
quotidiane e dobbiamo farli coi mezzi privati. Per andare al lavoro, per fare la spesa,
per incontrare parenti e amici, per portare i figli a scuola, a fare le attività sportive e
integrative pomeridiane. I ragazzi e le ragazze, pure loro, hanno bisogno di una moto –
con tutte le conseguenze di apprensione che possiamo immaginare – già a quattordici
anni per non essere tagliati e tagliate fuori dai luoghi della socialità adolescenziale.
E così la quantità di auto in circolazione ad Agrigento non solo rende lenta la
circolazione ma sottrae spazi alla fruizione pedonale e nega la città a numerose
categorie di cittadini: persone con disabilità, le persone anziane, i bambini. Si pensi a
quanta parte di traffico è generata dalla necessità di accompagnare, con la macchina,
i figli a scuola perché la scuola è lontana oppure perché mandarli a piedi non è affatto
sicuro dovendo attraversare strade piene, appunto, di automobili. È un cane che si
morde la coda.
Allentare la morsa delle auto sulla città dovrebbe essere una priorità, servirebbe per
migliorare la circolazione ma anche per migliorare la fruizione della città da parte di
noi tutti.
La via percorsa, ovunque, nelle città che presentano problemi simili è il potenziamento
della mobilità pubblica attraverso soluzioni articolate, variabili e integrate.
E dunque si dovrebbe pensare a potenziare la rete ferroviaria esistente prevedendo
fermate ulteriori e ulteriori corse, con opportune convenzioni con Trenitalia che
consentano di configurare una piccola metropolitana di superficie. Con i dovuti
interventi si può collegare l’area a nord di Fontanelle con l’area a sud fino alla Valle dei
Templi nella zona del tempio di Vulcano. Si stabilirebbe un collegamento importante
che consentirebbe di raggiungere la città da nord e da sud. Da nord è facile
immaginare che verrebbe soddisfatta una domanda di mobilità legata a motivi di
lavoro e di fruizione dei servizi da parte dei residenti a Fontanelle. Da sud si creerebbe
una agevole comunicazione dalla Valle dei templi alla città creando un importante
collegamento fra il parco e il centro storico con rilevanti potenzialità di sviluppo legate
alla fruizione turistica. Per altro, si valorizzerebbe l’area del parco Icori che
meriterebbe una profonda rigenerazione.
Per quanto riguarda il centro urbano, Agrigento è una città disposta su crinali
impegnativi che rendono proibitivo per molte categorie di cittadini andare da un luogo
all’altro e spesso la soluzione è, appunto, il ricorso all’automobile. Gli effetti sono sotto
gli occhi di tutti e il caos domina ovunque. Non si trovano parcheggi e bisogna
costantemente attraversare nodi generati dalla sosta selvaggia. La soluzione non può
che essere simile a quella adottata in moltissime città: agevolare la mobilità pedonale
colmando i dislivelli con la realizzazione di un sistema integrato di scale mobili, tapis
roulant e ascensori.
I benefici di un sistema siffatto sono evidenti. Si pensi alle ricadute sui quartieri del
centro storico, sui negozi, sui supermercati o le botteghe del centro. Pensate alle
persone anziane tagliate fuori dalla inaccessibilità che invece così potrebbero
affrontare salite e discese senza difficoltà. Si pensi alla restituzione delle vie alla
fruizione pedonale, allo stimolo alle attività commerciali e artigianali che una fruizione
pedonale maggiore possono offrire, al recupero e alla rifunzionalizzazione di
costruzioni storiche (le porte chiaramontane – vedi immagine). Si pensi al guadagno in
termini di sicurezza che deriverebbe dalla diminuzione delle auto in circolazione e
dall’aumento di attività che prospettano sulle strade. Si invertirebbe il degrado di
abbandono, solitudine e dunque pericolosità che le strade e i quartieri hanno subito
per via delle auto e della chiusura delle attività commerciali. I negozi sono anche
presidi sociali sulle strade.
Questa soluzione inoltre incentiverebbe la fruizione turistica del centro storico
stimolando le attività economiche che ad esso sono legate (b&b, ristoranti, negozi,
piccole attività artigianali). Una politica decisa su questo terreno avrebbe effetti
benefici a lungo raggio e si ripagherebbe nel giro di qualche anno.
Ecco, detto questo devo rivelarvi che queste cose sono vecchie. Queste soluzioni
risalgono a oltre trent’anni fa. Alcuni volenterosi cittadini invitarono l’ingegnere
Lattaioli, che si era precedentemente occupato del sistema di mobilità di Perugia, il
quale, dopo una visita e uno studio approfondito dei luoghi, elaborò un progetto di
massima che prevedeva esattamente le cose che ho sommariamente indicato (c’è una
recente intervista rilasciata a Tano Siracusa, reperibile qui su Bac Bac).
Nel frattempo, le cose sono andate molto avanti. Tanto avanti che la città, con una
procedura e un tavolo di concertazione cui hanno partecipato ordini professionali e
associazioni, si è dotata di un Piano della Mobilità Urbana Sostenibile. Si è dotata di un
piano e lo ha approvato. Avete letto bene. Agrigento tutte queste cose immaginate su
come affrontare in modo efficace e sostenibile i problemi della mobilità le ha fatte
diventare un piano. Un piano passato attraverso la discussione in Consiglio comunale.
E, ribadisco, approvato. Delibere del 26 e 27 gennaio 2017. Otto anni fa.
E dunque non è più tempo di immaginare soluzioni. È tempo di attuarle.
