
Il 27 gennaio 2017 il Consiglio Comunale di Agrigento ha approvato il PUMS (Piano Urbano per la Mobilità Sostenibile). L’approvazione del piano è un primo passo di fondamentale importanza per l’accesso ai finanziamenti europei, statali e regionali per le infrastrutture a servizio della mobilità urbana.
Un piano che, secondo le indicazioni regolamentari dell’Unione Europea, recepiti nel nostro paese, deve “promuovere uno sviluppo bilanciato di tutte le modalità di trasporto ed incoraggiare quelle più sostenibili”.
In linea con questa impostazione il PUMS ha individuato come obiettivi primari:
· Soddisfare i bisogni crescenti di mobilità cittadina
· Perseguire l’abbattimento dei livelli di inquinamento atmosferico ed acustico (sarebbe stato opportuno comprendere anche l’inquinamento visivo)
· Ridurre i consumi energetici
· Aumentare i livelli di sicurezza della circolazione stradale
· Incrementare l’offera di trasporto collettivo con progressiva riduzione di quello privato
· Eliminazione dei fenomeni di congestione stradale
Preliminarmente alla redazione del piano, la Sintagma srl di Perugia, che si è aggiudicata la gara di progettazione e la redazione della VAS (Valutazione Ambientale Strategica: una indagine che valuta gli impatti ambientali di piani e programmi prima che vengano attuati, al fine di promuovere uno sviluppo sostenibile e proteggere l’ambiente), effettua una raccolta diretta dei dati relativi ai flussi di traffico, alle aree di sosta e alle principali modalità della mobilità locale. Si procede poi ad una serie di incontri ed interviste ai cittadini, ai turisti e agli operatori economici per una corretta lettura delle esigenze di mobilità, individuando orari di punta e snodi nevralgici degli spostamenti quotidiani, includendo tutte le diverse forme di mobilità: mezzi privati, autobus urbani ed interurbani, servizi ferroviari.

Frutto di questa indagine accurata e articolata è un progetto integrato che comprende reti viarie urbane e interurbane, aree di sosta esistenti e da creare, mobilità dolce (forme di spostamenti effettuati con mezzi non motorizzati come: camminare, andare in bici, usare il monopattino), ampliamento del trasporto pubblico su gomma, rilancio del trasporto ferroviario, individuazione di percorsi meccanizzati (scale mobili, ascensori, tapis roulant) per connettere le zone a valle della città con il centro storico situato in collina.
Tutti questi aspetti progettuali vengono poi approfonditi in ben 20 direttive di intervento (vedi schemi allegati) nelle quali vengono minuziosamente indicate le possibili soluzioni.
Se le proposte contenute nel piano trovassero realizzazione, ne verrebbe fuori una città completamente diversa dall’attuale. Avremmo un tessuto urbano più curato e decoroso, strade meno rumorose ed inquinate, maggiore attenzione al patrimonio artistico, una viabilità agevole e più sicura. Insomma, una città sostenibile e molto più vivibile, soprattutto per le persone fragili e per i meno abbienti.
Molti aspetti del PUMS ricalcano soluzioni largamente praticate in moltissimi centri abitati e sono frutto di una sensibilità ambientale oramai radicata da decenni nelle classi dirigenti delle città meglio amministrate. Mi riferisco alla necessità di limitare il traffico privato a favore dei mezzi pubblici, di collocare i parcheggi fuori dal centro storico, di istituire servizi di car sharing e bike sharing, di ampliare sempre più le aree pedonali e a traffico limitato, di ricorrere alle piste ciclabili e alla mobilità dolce. Nel caso di Agrigento, si aggiungono anche due soluzioni progettuali che sono diretta conseguenza di particolarità locali.
La metropolitana di superficie
Il primo caso riguarda la previsione di una metropolitana di superficie, che deriva dalla presenza di un tracciato ferroviario che tocca diverse aree periferiche e le mette in connessione con il centro della città. Nel piano si prevede una struttura in grado di trasportare migliaia di persone al giorno, mettendo in connessione Aragona, Porto Empedocle, Agrigento bassa con Agrigento centrale; toccando con ben 19 fermate la zona industriale, l’ospedale, Fontanelle, la zona affollata di scuole di Calcarelle, il quadrivio Spinasanta, via XXV Aprile, il parco dell’Addolorata, la Valle dei Templi, il parcheggio Cugno Vela, Villaseta, il parco Pirandelliano. Una infrastruttura straordinaria che cambierebbe in modo radicale il modo di spostarsi e vivere in città.

La mobilità meccanizzata in centro storico
La seconda particolarità progettuale riguarda il sistema di percorsi meccanizzati, che diventano particolarmente utili, vista l’orografia di Agrigento, per collegare punti della città distanti non solo in via lineare, ma soprattutto per collocazione altimetrica, facendo del nostro centro storico una città verticale. Il piano individua tre percorsi meccanizzati: dal parcheggio di piazza Ugo La Malfa alla via Atenea alta; dal parcheggio di piazza Rosselli alla via Gioeni; da via XXV aprile, in prossimità della fermata della futura metropolitana di superficie, alla zona Duomo.
Quest’ultima previsione ricalca fedelmente un lavoro di indagine e studio effettuato nel 1993, in occasione della campagna per le elezioni amministrative ad Agrigento, dall’architetto perugino Paolo Lattaioli, protagonista di soluzioni di mobilità innovative per il centro storico di Perugia. Data la somiglianza tra le due città – per numero di abitanti, per morfologia, per qualità e pregio del centro storico – su invito di Legambiente, Lattaioli sviluppò soluzioni di mobilità all’avanguardia, già sperimentate a Perugia, che poi sono state inserite nel PUMS.
Lo stato di attuazione del PUMS
Quello della mobilità è un ottimo piano, magari da aggiornare in qualche punto a distanza di quasi 9 anni dalla sua approvazione. Purtroppo, le sue disposizioni e i suoi buoni propositi sono rimasti lettera morta. Nessuna previsione è stata applicata, né dall’amministrazione precedente e tantomeno da quella in carica. Nessuna area pedonalizzata, nessun potenziamento del servizio di trasporto pubblico locale (la nuova gara è stata espletata proprio in questi giorni senza apprezzabili novità rispetto al passato), nessuna interlocuzione con le ferrovie in merito al possibile servizio di metropolitana leggera, niente car sharing, nessun nuovo parcheggio. Il parcheggio di Piazzale Rosselli che potrebbe essere utilissimo a limitare il traffico privato in centro città, se ne sta abbandonato ed è diventato occasione per il deposito di rifiuti. Stessa sorte per il parcheggio di Cugno Vela e per il parcheggio di Piazzale Ugo La Malfa. Mentre il servizio di bike sharing, tanto strombazzato lo scorso anno alla sua inaugurazione, è stato interrotto dopo poche settimane senza alcuna spiegazione: le colonnine di sosta stanno a deteriorarsi in piazza Marconi, mentre non è dato sapere che fine abbiano fatto le bici elettriche comprate per il servizio.
Figurarsi se, in questo contesto di totale disinteresse al tema della mobilità sostenibile, qualcuno possa aver pensato a forme di mobilità innovative rappresentati dai percorsi meccanizzati in centro storico.

Una proposta praticabile
Se vogliamo che la zona antica della città possa essere recuperata e torni a ripopolarsi, un sistema di mobilità diversificato ed integrato, con un uso diffuso di percorsi meccanizzati che aiutino gli spostamenti verticali, rinunciando all’uso del mezzo privato, diventa indispensabile. In questo senso, l’esempio di Perugia è illuminante, per capire come sia possibile costruire strutture di trasposto moderne ed efficienti, senza impattare violentemente su un tessuto architettonico fragile e di grande pregio storico e artistico.
Tuttavia, ogni ipotesi di intervento deve fare i conti con la necessità di finanziamento. Se per la fase di realizzazione sono disponibili fondi europei e statali che sono periodicamente stanziati con i vari piani per la coesione e lo sviluppo delle zone economicamente meno sviluppate (fondi che sistematicamente restano in parte inutilizzati, per mancanza di progetti finanziabili), per la gestione ordinaria di un sistema di trasporto complesso e multiforme come quello prospettato dal PUMS, invece, occorrono risorse ordinarie e strutturali da reperire con fonti di finanziamento certe e ricorrenti. Diversamente si correrebbe il rischio di installare una serie di meravigliose attrezzature meccaniche – ascensori, scale mobili, tapis roulant – che al primo guasto verrebbero transennate e abbandonate ad arrugginire per mancanza di fondi.

La soluzione potrebbe passare dalla creazione di una società municipalizzata a cui assegnare la gestione delle diverse infrastrutture e forme di mobilità urbana, alimentandone il bilancio attraverso entrate proprie da reperire con servizi a pagamento: bike sharing, car sharing, affitto di monopattini e, soprattutto, gestione di tutti i parcheggi comunali e delle zone blu, con incasso dei relativi proventi della sosta a pagamento. Due anni fa, la giunta comunale ha cercato di privatizzare il sistema dei parcheggi, ma si trattava di una vergognosa speculazione che tartassava i cittadini e non migliorava la gestione del traffico. In compenso un privato (pare molto ben introdotto negli ambienti politici locali) si sarebbe assicurato guadagni certi per diversi milioni di euro l’anno, senza alcun rischio d’impresa. Se, diversamente, questo servizio venisse affidato ad una società municipalizzata, i proventi milionari potrebbero fornire le risorse per alimentare un sistema di trasporto innovativo e gratuito nel centro storico. Si raggiungerebbero due obiettivi convergenti: aumentare l’offerta di trasporto pubblico a costi calmierati e scoraggiare l’uso del mezzo privato, soprattutto in centro storico.
Il ritorno di Lattaioli
Del PUMS, della mobilitata dolce, della mobilità meccanizzata in centro storico e del modello Perugia, avremo modo di riparlarne nel prossimo mese di settembre.
L’architetto Paolo Lattaioli, invitato dal centro Pasolini, tornerà ad Agrigento per aggiornare le sue previsioni progettuali del 1993 e per parlarci delle forme di mobilità innovativa sperimentate in tante città d’arte italiane.
Un’eccellente occasione per le forze politiche, gli amministratori, le associazioni ambientaliste, gli ordini professionali, gli imprenditori e tutti i cittadini per confrontarsi su un aspetto cruciale della città futura.
Nota a margine: di seguito i 20 punti obiettivo del PUMS e due interventi dell’arch. Paolo Lattaioli: uno relativo ai suoi studi sul centro storico di Agrigento, l’altro sugli interventi nella Rocca Paolina a Perugia a distanza di quarant’anni dall’inaugurazione delle scale mobili.





