in tanti punti della settimana 

di Daniele Moretto 

  

·         Oro sporco.  I migranti rinchiusi nelle gabbie o poco più. Come animali da circo. O schiavi da vendere, sì, compravendere. Oro sporco, non c’è rimasto altro aggettivo. Sporco di sangue e di sudore. Di paura e di dolore. Contrattare. “Ne abbiamo troppi, vanno spalmati sull’Europa”. Nessuna vera condivisione a base umanitaria. Per quanto ci riguarda, nessuna ottemperanza della Costituzione. Che all’art. 2 parla di “diritti inviolabili dell’uomo” e all’art. 3 di “pieno sviluppo della persona umana”, dando per scontato il plurale. Potremmo essere il faro dell’integrazione, per certi aspetti lo siamo. Ma non abbiamo né lungi né brevimiranza. Qui, noi. Nella culla della cristianità. Sarà bene chiarire una volta per tutte una questione: l’Italia è un paese razzista, sì o no? Nel frattempo, non riusciamo da anni a capire che le onde del mare non si fermano.  

·         Emerito. Il parlamento non è un luogo sacro. Ma questo funerale di un presidente emerito, il primo a Montecitorio, è stato un po’ blasfemo. Ha offeso la sacralità della memoria. Di chi è caduto in nome del dovere. Per il senso del servizio allo Stato che costui ha dimostrato di non avere. Salvatore Borsellino lo ha definito “garante della trattativa stato-mafia”. Non mi risulta vi sia stata alcuna ferma smentita o querela. In ogni caso, tutto poteva essere opinato, non la richiesta di bruciare “quelle” intercettazioni. Venutone a conoscenza, avrebbe dovuto semplicemente dimettersi. Ond’evitare l’ennesimo strappo al già consunto drappo istituzionale. 

·         La guerra tra i pacifisti. Il lungo fondo di Dacia Maraini su “la Repubblica” del 28 settembre invita a riflettere su un assurdo: il conflitto (ideologico) tra i fautori di un pacifismo-totale (no alle armi in ogni caso) e quelli di una pace-giusta (il ricorso alle armi per legittima difesa). L’assurdo è che i pacifisti-totali accusano i pacifisti-giusti di essere dei guerrafondai! La Maraini svolge una serie di ragionamenti per schierarsi a favore dell’invio di armi ai coraggiosi ucraini. “Anche i partigiani ricevettero armi dagli alleati. E anche la Russia riceve armi e aiuti, adesso. La resa non assicura nulla. A tutti interessa la pace tranne che ai costruttori di armi”. Forse però il tema più inquietante è all’inizio del pezzo: dopo ottant’anni di pace ce ne siamo stancati: ora parliamo tutti di guerra, in numerose parti del mondo. Ora possiamo confessarlo: era solo una tregua.  

·     Perché scrivere? Confesso di aver avuto una certa riluttanza a scrivere. Alla fine di un’estate così calda e desolante. Veder bruciare il mondo fa male all’anima. Uno si chiede che senso abbia continuare a scrivere, dal momento che la specie umana sembra indecisa tra dominio e abdicazione. Già, la specie sovrana. O che ha preteso esserlo, senza però darsi dei princìpi e dei limiti.  Uno si chiede perché continuare… Non chiedersi. Continuare. A comprendere e a riprendere, mentre si scrive, il meccanismo etico che soggiace a qualsiasi fenomeno. Quello estetico ne è l’amplificazione. Solo alla natura è dato girare la clessidra della vita e della morte. Incessantemente. Chi scrive non salva il mondo, lo ricuce. Incessantemente. Chi scrive non è un santo. È un sarto. 

      Canzone sulla fine del mondo 

Il giorno della fine del mondo 
l’ape gira sul fiore del nasturzio, 
il pescatore ripara la rete luccicante. 
Nel mare saltano allegri delfini, 
giovani passeri si appoggiano alle grondaie 
e il serpente ha la pelle dorata che ci si aspetta. 

Il giorno della fine del mondo 
le donne vanno per i campi sotto l’ombrello, 
l’ubriaco si addormenta sul ciglio dell’aiuola, 
i fruttivendoli gridano in strada 
e la barca dalla vela gialla si accosta all’isola, 
il suono del violino si prolunga nell’aria 
e disserra la notte stellata. 

E chi si aspettava folgori e lampi, 
rimane deluso. 
E chi si aspettava segni e trombe di arcangeli, 
non crede che già stia avvenendo. 
Finché il sole e la luna sono su in alto, 
finché il calabrone visita la rosa, 
finché nascono rosei bambini, 
nessuno crede che già stia avvenendo. 

Solo un vecchietto canuto, che sarebbe un profeta, 
ma profeta non è, perché ha altro da fare, 
dice, legando i pomodori: 
non ci sarà altra fine del mondo, 
non ci sarà altra fine del mondo. 

Czesław Miłosz 

28-29 Settembre 2023 

“Il punto” n. 14 

rubrica di Daniele Moretto 

librazioni13@gmail.com 

Di Bac Bac