La notizia tanto attesa è arrivata. Agrigento sarà la capitale italiana della cultura per l’anno 2025. Una formidabile occasione di sviluppo turistico, economico e culturale. Ad Agrigento, per realizzare le iniziative incluse nel programma presentato, arriveranno un milione di euro di fondi dal bilancio dello stato, un ulteriore contributo promesso dal presidente della regione e soprattutto, grazie alla vetrina turistica nazionale ed internazionale garantita dal premio, una cospicua dote di flussi turistici a partire dai prossimi mesi. Se sono certi i benefici economici, restano da verificare con più attenzione gli obiettivi di crescita culturale e la capacità della città di accogliere la copiosa moltitudine di visitatori attesi con servizi efficienti: trasporti, informazioni, pulizia e decoro urbano innanzitutto. 

Il progetto con il quale è stato vinto il concorso è ben fatto e dalla sua lettura rileva una sensibilità culturale raffinata. Il centro della riflessione culturale proposta si incentra sul rapporto tra l’individuo, il prossimo e la natura e si sviluppa in un percorso che, partendo dai cambiamenti climatici, che alimentano incertezza ansia e paura per il futuro, e dalla considerazione di Agrigento come porta d’Europa nel Mediterraneo, guarda alle migrazioni non più come fenomeno temporaneo ed emergenziale, ma come elemento strutturale della nostra epoca, e più ancora del futuro. Da qui la necessità di costruire nuovi paradigmi sociali e culturali, per garantire l’accoglienza del visitatore – chiunque esso sia e da qualunque parte provenga – e la sua integrazione in una comunità aperta, per costruire una coesistenza pacifica e un rapporto di arricchimento reciproco. Lo spirito di comunità, che nella sua etimologia significa mettere assieme il “munus”, il dono (la cultura, la storia, l’esperienza, la sensibilità, la conoscenza, l’arte, il talento) di cui ogni individuo e ogni gruppo di persone sono portatori, rappresenta il filo conduttore della proposta vincitrice. Accogliere, ampliare, creare comunità inclusive è una condizione generativa di arricchimento reciproco e di crescita della cittadinanza, intesa come sistema di tutele e di diritti e doveri nella cura dei beni, materiali e immateriali, e degli spazi in cui si svolgono le nostre esistenze.  


In riferimento alla natura, dopo aver sottolineato le straordinarie bellezze (la valle dei templi, la scala dei turchi, il giardino della Kolymbetra, e tanto altro ancora) e le grandi testimonianze che le culture del passato hanno depositato nel nostro territorio, il progetto, con grande onestà, fa riferimento alle brutture prodotte dall’uomo contemporaneo. Non ci sono riferimenti specifici agli obbrobri disseminati nel territorio, ma è facile pensare al grande sacco edilizio consumato ad Agrigento a partire dagli anni ’30 del secolo scorso (momento in cui furono distrutte le mura chiaramontane per costruire la stazione centrale) e culminato nella sbornia edificatoria del secondo dopoguerra, con l’edificazione della cinta dei Tolli che ha precluso al centro storico la visione della valle e del mare, interrompendo la continuità storica tra l’antica Akragas e la città medievale arroccata sul colle di Girgenti. Sacco edilizio che, modificando profondamente l’assetto urbanistico e la forma della città, non ha risparmiando neanche la valle dei templi – a cui dobbiamo più di ogni altra cosa il titolo di capitale della cultura – dove, purtroppo, insistono circa 650 costruzioni abusive e si continua ancora con gli scempi edilizi (basti pensare al recente sequestro di un ristorante-albergo con relativo parcheggio abusivo nella spiaggia di Maddalusa, zona archeologica di inedificabilità assoluta).  

Se la cultura deve contribuire a interpretare il passato e a costruire visioni per il futuro, l’occasione del titolo di capitale della cultura è propizio per una profonda riflessione sulle storture dello sviluppo recente che, frutto di un malinteso senso della modernità e di una ingordigia di massa, costituiscono una tara pesante sul futuro della città, additata dal mondo della cultura internazionale, in occasione della frana del ’66, come esempio di disordine urbanistico. Il riconoscimento di oggi, può essere l’occasione proficua per fare i conti con il nostro passato recente e ripensare la città, in linea con lo spirito e la lettera del bando di capitale italiana della cultura.  


L’art.4 del regolamento, alla lettera “J”, prevede la coerenza degli obiettivi perseguiti dal progetto presentato con quelli stabiliti dall’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile dell’Onu, dove si parla di città e comunità sostenibili (ricordiamoci che noi non abbiamo un metro quadrato di isola pedonale), di lotta alla povertà, di cambiamento climatico, di gestione efficiente delle risorse idriche (ad Agrigento può interessare?), di riduzione delle disuguaglianze, di energie pulite, di risparmio del suolo (noi non abbiamo neanche il nuovo piano urbanistico), di consumo e produzioni responsabili per salvaguardare il pianeta e la pace nel mondo. 

Non so quanti dei nostri amministratori abbiano letto bene e, comunque, adeguatamente assimilato i contenuti del progetto presentato, ma se non coglieremo questo livello alto di riflessione che si apre alla città, rischieremo concretamente di trasformare questo evento culturale in una sorta di festa strapaesana, di sagra del mandorlo in fiore lunga un anno. Questo forse è quello che desiderano molti, che prospetta una parte cospicua della classe di governo di questa città: gestire un po’ di milioni di euro per distribuire gratifiche a pioggia ad una serie di mestieranti, per allietare le moltitudini con spettacoli di varia natura e costruire crediti da esigere nelle prossime campagne elettorali. Cosi, magari porteremmo a casa qualche vantaggio economico, ma avremmo perso una eccellente occasione di crescita culturale. Voglio augurami che la parte più colta e sensibile di questa città scenda in campo e si senta ad un tempo orgogliosa del riconoscimento ricevuto da Agrigento, impegnata ad una riflessione seria sulle ragioni del nostro stare assieme e desiderosa di elaborare una visione migliore della città futura.