(Banksy)

Quindici anni fa, come tanti uomini e donne della sinistra, anch’io partecipai alla fondazione del Partito Democratico, votando alle elezioni primarie Walter Veltroni, eletto primo segretario con il consenso del 76% dei votanti. Con la confluenza dei “Democratici di Sinistra” (eredi del PDS e, prima ancora, del PCI) e della Margherita (nata dalla scissione del Partito Popolare succeduto alla DC), si realizzava il progetto di unificazione del riformismo socialista con il cattolicesimo democratico e liberale. Nel “Manifesto dei valori”, consegnato ad ogni partecipante alle primarie, il termine più ripetuto è “nuovo”: “nuova Italia”, “nuova politica”, “nuovo progetto di sviluppo”. Ma di queste novità, soprattutto in Sicilia, non se ne sono viste. Dalle nostre parti, molti oligarchi di partito quel manifesto non devono averlo letto.  Hanno costruito un partitino asfittico, con una partecipazione sempre più striminzita, sempre più lontano dal suo popolo di riferimento, ma ritagliato a pennello sulle loro esigenze di carriera politica.

Oggi il Partito Democratico nella nostra realtà è ai livelli minimi, sia in termini di capacità politica che di consensi. Addirittura non riesce ad esprimere una propria lista e propri candidati in molte realtà locali (vedi la città di Agrigento alle ultime elezioni amministrative).  Ma la rinascita del PD è necessaria e dovrebbe essere valutata positivamente anche da coloro che, collocati a sinistra, non hanno intenzione di prendere la tessera del partito. C’è bisogno di un’aggregazione forte, di massa, in grado di difendere la democrazia da una destra che va sempre più verso una deriva autoritaria, razzista, anti europeista, affascinata dai simboli e dalle parole d’ordine del ventennio fascista. 

(Banksy)

C’è bisogno di difendere i diritti delle persone,  di tutelare lo stato sociale, di garantire il processo di conversione ecologica dell’economia, di redistribuire il reddito in modo da limitare le disuguaglianze, di assicurare a tutti la fruizione dei beni comuni, e soprattutto di pensare e costruire la pace.

Una vera ripartenza, però, può avvenire con idee, pratiche politiche e gambe nuove. Chi ha gestito finora il partito dovrebbe saggiamente fare un passo di lato. Tutte le energie sono utili per ricostruire, e preziosa può essere l’esperienza e la passione politica di chi in questi anni ha tenuto la casa in piedi, ma la prima fila dovrebbe essere occupata da volti nuovi. E in Sicilia il nuovo c’è, bisogna solo riconoscerlo e valorizzarlo. Ci sono gruppi di cittadini che creano associazioni culturali, si prendono cura dell’ambiente,  fanno volontariato, si occupano delle periferie, di assistenza e accoglienza agli immigrati, di nuove emarginazioni. Spesso elaborano progetti innovativi per le città e accedono ai finanziamenti dei bandi europei, a cui sanno partecipare e vincerli. E poi, tanti giovani che studiano, parlano le lingue, lavorano in gruppo, creano nuova occupazione, affrontano le fragilità sociali, sono capisci di progettare il futuro.

E’ questa la politica che mi piace. Se fossi un dirigente e ne avessi il potere, consegnerei a loro le chiavi della casa della sinistra. Saprebbero farne sicuramente buon uso.

Se il prossimo congresso del PD non si ridurrà ad una farsa (com’è stata nella sua scarsa concretezza l’idea delle agorà democratiche) con semplici aggiustamenti di potere tra le varie correnti, è a questo mondo diffuso e disperso della sinistra sociale che si dovrà fare riferimento per attingere nuova linfa per costruire un partito profondamente rinnovato.

Ma, forse, dovrebbe essere anche compito dell’associazionismo di sinistra e del protagonismo civico di tante realtà locali sentirsi parte interessata, e quindi partecipante, di questa fase di dibattito e rifondazione della sinistra e farsi avanti (senza aspettare che qualcuno – che potrebbe non esserci – pensi generosamente a coinvolgerli) per dare un contributo ideale, programmatico e di presenza militante. Questo, anche indipendentemente dalla adesione formale al partito democratico. Perché, se il PD perde la battaglia del rinnovamento e continua la sua parabola di involuzione verso un partito neoliberista, moderato e dominato da correnti e gruppi di potere, a perdere è l’intera sinistra e con essa le prospettive di cambiamento in senso progressista del paese.