Alfonso Lentini

Può capitare di incontrarne dovunque, a caso. Girano per le città praticamente indistinguibili dagli altri bambini se non fosse per quell’ingombro che portano addosso. Qualcuno è così piccolo che ancora gattona. Appena li riconoscono, tutti scappano via di corsa. Così queste sfortunate creature sono sempre sole, abbandonate alla più totale incuria e si inselvatichiscono, anche se continuano a vivere nelle città. Vagano negli angoli bui, si nascondono dietro ai muri, negli incavi delle fontane prosciugate, a ridosso dei cancelli sbarrati. Si nutrono rovistando fra i rifiuti. Li chiamano “bimbibomba” e sono uno degli effetti collaterali della guerra che si è appena conclusa. Siccome erano rimaste troppe bombe inesplose, per finire di consumarle, alcuni ex militari le hanno legate ai bambini insieme a congegni ad orologeria che le fanno esplodere nei momenti più imprevedibili. Visto che ormai, finita la guerra, non ci sono più nemici, tanto vale far morire la gente alla cieca.
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Immagine: Alfonso Lentini
