di Nino Cuffaro

Ad un anno dall’insediamento della giunta comunale guidata dal sindaco Franco Miccichè può essere utile fare un bilancio di questo primo scorcio di attività amministrativa.

La messa a fuoco non può che partire dal programma presentato dalla coalizione vincente (reperibile sul sito internet: www.comune.agrigento.it/wpcontent/uploads/2020/09/programma_elettorale_candidato_Sindaco_Micciche.pdf), che formalmente dovrebbe costituire la bussola della progettualità di governo e dell’agire amministrativo.  

Da quel programma non viene fuori quale sia l’idea di città del sindaco e della sua coalizione, quale assetto si voglia dare alla città nei prossimi decenni, si elencano piuttosto una serie di problematiche cercando soluzioni di buon senso, spesso presentate come di pronta realizzazione.  

Proviamo, quindi, a seguire gli impegni elettorali di Franco Miccichè, dividendoli per maggiore chiarezza espositiva in brevi capitoli, seguendo l’ordine di presentazione scelto dal sindaco, per confrontarli con quella che è la situazione attuale, a consuntivo di un anno di governo. 

Ambiente Rifiuti Ecologia

“Fra i primissimi interventi che intendo attuare da sindaco ci sarà certamente una rivisitazione del servizio per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti, con la previsione di una continua pulizia delle strade, un possibile ritorno al conferimento in appositi cassonetti differenziati interrati e una premialità a chi fa raccolta differenziata”

Di tutto questo ad oggi non si è visto niente. La questione della pulizia dell’igiene della città era stata un tema centrale della campagna elettorale. Purtroppo, non solo non è stato fatto alcun passo avanti, ma la città è sempre più sporca. Lo spazzamento delle strade, chissà perché, è diminuito; lo scerbamento è quasi inesistente, anche nelle zone centrali; i cumuli di rifiuti sono diventati usuali e persistenti. Financo il salotto della città, la passeggiata degli agrigentini, è rimasto sudicio per buona parte dell’estate. Qualche intervento più incisivo di pulizia del Viale, con lavaggio della pavimentazione, pur essendo regolarmente previsto dal capitolato di appalto, è stato presentato come una eccezionale e meritoria attività della giunta. Senza contare poi l’impiego sporadico di qualche spazzatrice meccanica anch’esso rubricato come innovazione straordinaria, dimenticando che, sempre da capitolato di appalto, il comune paga per quattro macchine da impiegare per sei ore al giorno. E sempre la stessa storia, anzi peggio. Il comune si assume oneri pesanti per assicurare la pulizia della città (da contratto spendiamo circa 15 milioni l’anno, a cui vanno aggiunti i costi dei “lavori straordinari”), ma le ditte incaricate – sempre le stesse da circa 30 anni – forti dei loro padrini politici, non eseguono con puntualità tutti i servizi previsti e pagati, lasciando la città sempre più sporca. Nessuna amministrazione – né quella in carica né le precedenti – sembra essere capace di pretendere il rispetto dei contratti di appalto, comminando alle ditte assegnatarie le sanzioni previste in caso di inadempimento e arrivando, ove necessario (vista la lordura che regna in città sarebbe il caso), anche alla risoluzione del contratto di servizio. 

(Porta di Ponte)

Il sindaco si era anche impegnato a creare dei centri di raccolta dei rifiuti efficienti e funzionali a norma con le misure igienico sanitarie e di sicurezza sul lavoro criticando, a ragione, il deposito indecoroso di rifiuti che si era realizzato con l’area ecologica di piazzale La Malfa. Il rimedio, però, è stato anche peggio del male. Il centro di raccolta è stato spostato in contrata Fondacazzo diventando una enorme e incontrollata discarica, illegale e pericolosa per la salute dei lavoratori e degli utenti. Dalla previsione di una raccolta differenziata con cassonetti interrati, per un minore impatto visivo, e con accesso tramite tessera personale per l’applicazione delle premialità ai cittadini virtuosi, siamo passati alla proliferazione dei cumuli di spazzatura dal centro alle periferie. Inoltre, è stata accantonata la possibilità di un ritorno in house dell’intero servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi urbani, tanto caldeggiato in campagna elettorale. Quindi, addio alle promesse di notevoli ricadute in termini di risparmio in bolletta per i cittadini e, per giunta, strade ancora più sporche e piene di rifiuti.

A proposito dei costi del servizio di raccolta dei rifiuti, poi, è da sottolineare il maldestro tentativo della giunta comunale di intestarsi la riduzione delle bollette TARI per le aziende colpite dalle chiusure dovute all’epidemia di covid-19. Le riduzioni di tariffa, infatti, non sono opera dell’amministrazione comunale, ma sono state decise dal governo nazionale che ha provveduto a stanziare i relativi fondi e a trasferirli ai comuni.  

Infine, non si ha notizia dei “Negozi gratuiti di riuso” dove sarebbe possibile ritirare oggetti depositati da chi non li usa più. Un esempio di economia del recupero e del riutilizzo che potrebbe rappresentare un piccolo aiuto economico alle fasce più disagiate della popolazione, ma anche un esempio virtuoso nella direzione della sostenibilità ambientale, in controtendenza alla società dei consumi e dello spreco.

Cura del verde pubblico

“La gestione del verde pubblico non può essere affidata ad interventi sporadici che non bastano ad assicurare un’adeguata manutenzione alle piante e conseguentemente danneggiano l’immagine e il decoro di Agrigento”

Anche in questo caso, si predica bene ma si razzola male. Sembrava che l’attività della nuova giunta fosse partita bene con le potature degli alberi del Viale che aspettavano da anni. In realtà quei lavori erano già stati appaltati dalla precedente amministrazione e, fatti quelle poche potature, l’attività si è quasi esaurita, senza alcun monitoraggio dello stato del verde pubblico e la predisposizione di un calendario di manutenzione permanente. Ad oggi per esempio, la mancata cura delle piante rende difficoltoso l’attraversamento dei tratti alberati del Viale e di Porta di Ponte, a causa dello sviluppo dei rami bassi che intralciano il passaggio dei pedoni. Purtroppo, poi, in perfetta continuità con il passato, nessun nuovo albero è stato messo a dimora e non si è provveduto neanche a sostituire le piante tagliate che intaccano la bellezza dei principali viali della città. Penso soprattutto al Viale della Vittoria, al Viale dei Pini e alla zona di Porta di Ponte. Naturalmente, se il centro è così poco curato, le periferie sono semplicemente ignorate. 

(Viale della Vittoria)

Quanto detto per il verde vale anche per la manutenzione delle strade. Da anni oramai in città ci si limita a segnalare con delle lapazze le buche, i cedimenti delle strade e gli avvallamenti pericolosi, rinviando sine die gli interventi di ripristino. Eppure, avevano scritto nel programma: “Occorre un controllo efficace e costante di tutte le cose che non vanno nel nostro territorio e il repentino rispristino delle stesse. Vale per tutti i marciapiedi della città, delle frazioni, dei quartieri, dove il pedone cammina a stento tra mille ostacoli, dovendo spostarsi su marciapiedi pieni di buche e privi di manutenzione”.

Viste le tante carenze di manutenzione e di cura della città, poi, non si capisce perché il comune non abbia attivato la convenzione con la regione che consente l’utilizzo dei percettori del reddito di cittadinanza per la realizzazione dei Progetti Utili alla Comunità, i cosiddetti PUC. Il comune avrebbe avuto la disponibilità di alcune decine di addetti per lavori di piccola manutenzione, cura del verde, vigilanza di luoghi pubblici, pulizia straordinaria etc. Per esempio, avremmo potuto risparmiare i 50.000 euro stanziati per il servizio di pulizia per sei mesi del cimitero di Piano Gatta, affidato ad una ditta privata. (Forse è più utile ai fini del consenso elettorale il ricorso agli incarichi esterni?)

Sempre nel cimitero di Piano Gatta, a dispetto del dolore e dei sentimenti delle persone, è da sottolineare l’incresciosa situazione delle decine di bare ammucchiate in uno stanzone in attesa di essere dignitosamente sepolte. Il problema è sorto da alcuni anni, ma le soluzioni non vengono ancora trovate.

(Il centro di raccolta di Fondacazzo)

La macchina amministrativa e il piano Smart City

Le smart city o “città intelligenti” sono quelle che sposano un insieme di strategie di pianificazione urbanistica tese all’ottimizzazione e all’innovazione dei servizi pubblici. Le città intelligenti sono quelle che sviluppano l’informatizzazione e la messa in rete degli uffici pubblici, la digitalizzazione dei servizi, il controllo e la gestione automatizzata dei flussi di traffico (per esempio semafori intelligenti) e quant’altro vada nella direzione di un uso più semplice, utile, tecnologico ed ecologico delle realtà urbane. 

“Lo strumento principe dell’azione amministrativa sarà individuato nel piano smart City che consisterà in un cantiere urbano pervasivo, permanente e in continua evoluzione, che deve risultare sempre più aperto e partecipato”.

Di questa innovazione nell’amministrazione cittadina, a cui si fa ampio riferimento nel programma elettorale, non c’è ancora traccia. Anzi, a giudicare dalla recente indagine di Fondazione Etica sull’efficienza della pubblica amministrazione, Agrigento occupa l’ultimo posto in graduatoria. Ci possiamo consolare constatando che si può solo migliorare.

Mobilità urbana 

Nel programma non si fa cenno ad un piano organico che configuri nel prossimo futuro una città diversa, in grado di affrontare i nodi della transizione ecologica verso una mobilità sostenibile. Si elencano semplicemente ad una serie di misure diverse tra loro e spesso non coordinate, se non contraddittorie. Si parla del completamento dei parcheggi pluripiano in centro città, di una rotatoria in piazza Marconi, della realizzazione di scale mobili in centro, del potenziamento delle piste ciclabili (ma sarebbe meglio parlare di creazione, visto che in città non ne esistono, a parte quel tratto di marciapiedi allargato del lungomare di San Leone), dell’attivazione del bike sharing (perché non anche il car sharing?), dell’adeguamento del collegamento con le frazioni e i quartieri. Per un verso si punta sulla mobilità ecologica, ma al contempo si vuole realizzare il parcheggio pluripiano di via Gioieni che, ove completato, incrementerebbe i flussi di traffico automobilistico privato nel cuore della città. Nessun cenno alla possibilità di realizzazione della metropolitana di superficie nel tratto Aragona-Agrigento-Porto Empedocle, che rivoluzionerebbe il sistema di trasporto urbano. Mancano anche riferimenti alla pedonalizzazione di zone del centro storico, come avviene in tutte le città d’arte europee. Sul tema della mobilità, comunque, nessuna iniziativa è stata realizzata, né messa in cantiere o almeno progettata, né risulta sia stato avviato alcun iter amministrativo. Però, il sindaco si è adoperato fin dai primi giorni del suo insediamento per ridurre qui pochi spazi riservati alle aree pedonali, da piazza Pirandello a piazza Sinatra. In un incontro del gennaio scorso, Franco Miccichè si era anche impegnato a valutare la proposta di pedonalizzazione di alcune vie del centro città (da piazza Sinatra a piazza Cavour) avanzata da alcune associazioni culturali (Arci, Legambiente, Bacbac) con una petizione popolare, ma non ha dato alcun seguito a quella formale disponibilità.  Altro che mobilità sostenibile e smart city. 

(Il parcheggio pluripiano di piazzale Rosselli)

Infrastrutture

Sul piano delle infrastrutture è da segnalare un finanziamento di 1,9 milioni concesso dalla regione al comune per l’attività di progettazione di opere pubbliche in città. Non si ha notizia di come il comune intenda utilizzare o abbia utilizzato tale somma. Di sicuro non c’è alcun passo avanti su alcune opere utili alla città ma ferme o, addirittura, abbandonate da anni. Mi riferisco al Museo Civico di piazza Pirandello, al parcheggio pluripiano di piazzale Rosselli, ai sottopassi di piazza Marconi, al progetto di recupero urbanistico della zona di via Vallicaldi e piazza Ravanusella, al progetto di recupero della zona di Terravecchia, al parcheggio di Cugno Vela (molto utile nell’eventuale collegamento con la metropolitana di superficie), al Parco Icori, agli impianti sportivi di Villaseta, al palazzo Tomasi. L’unica opera di recupero per la quale sono iniziati i lavori, finanziati dall’università di Palermo, è l’edificio che ospitava l’ex ospedale civico in via Atenea, ma in questo caso si tratta di un progetto messo a punto dalla precedente amministrazione. Sempre della vecchia amministrazione è il progetto in via di definizione per il rifacimento della pavimentazione di via Cesare Battisti e largo Francesco Taglialavoro. Per quanto riguarda Parco Icori, era stato comunicato nei mesi scorsi un interessamento alla gestione da parte di una non meglio identificata società multinazionale (addirittura!), ma tutto è rimasto a livello di annuncio. Unica novità, nelle scorse settimane è stato annunciato un finanziamento regionale per un progetto riguardante la zona di Santa Croce, ma non si sa che tipo di intervento riguardi. Infine, bisogna rimarcare il fatto che, nonostante i buoni rapporti di questa giunta con la deputazione regionale e nazionale, nessun progetto strategico che riguardi la città è stato inserito nelle opere del PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza). Agrigento è una delle poche province fuori dai colossali investimenti di rilancio dell’economia dei prossimi anni. Non si lavora alle infrastrutture utili alla città, però si continua a seguire la bufala dell’aeroporto di Agrigento. La maggioranza ha approvato in proposito un atto di indirizzo con una delibera consiliare del 30 luglio scorso. Un po’ come il ponte sullo stretto: quando si vogliono coprire incapacità di governo del territorio, si ricorre a qualcosa di esterno per nascondere la propria inadeguatezza politica.

Altri impegni elettorali

Nel programma si parla anche di:

  • Apertura di uno sportello comunale per l’imprenditoria giovanile e femminile
  • Creazione di un’agenzia per il lavoro all’interno degli uffici comunali
  • Istituzione di un ufficio turistico per coordinare le attività turistiche e culturali
  • Istituzione della “Rete dei musei civici” (Filippini, Santo Spirito e Museo Civico) e introduzione del biglietto unico
  • Istituzione della Kerkent Card per i turisti, per l’accesso ai siti culturali comunali
  • Creazione di un ufficio per i bandi regionali, nazionali ed europei
  • Attivazione di una chat con gli uffici comunali per assistenza ai cittadini (sarebbe semplicemente rivoluzionario per Agrigento)
  • Riconversione ecologica di tutte le strutture comunali
  • Vendita ad un euro delle case abbandonate nel centro storico, al fine di recuperarle 
  • Istituzione dei referenti di quartiere per avvicinare l’amministrazione ai cittadini
  • Istituzione dello “Sportello Informativo” per l’assistenza alle famiglie e ai minori

Non sono un meticoloso osservatore dell’attività dell’amministrazione cittadina, ma mi pare che di questi impegni poco o nulla sia stato realizzato. Certo il programma è per tutta la consiliatura di cinque anni, ma ad oggi non mi pare che ci sia stato un lavoro apprezzabile. Sostanzialmente è passato un anno di immobilismo: nessuna visione progettuale è stata presentata alla città e la gestione dell’ordinaria amministrazione ha mostrato incapacità macroscopiche. Si è andati avanti con il piccolo cabotaggio e con le logiche clientelari di sempre. Basti pensare alla gestione dei contributi alle associazioni culturali per le attività più disparate: alcune decine di migliaia di euro distribuite a pioggia, senza alcun progetto di politica culturale, e in diversi casi a beneficio di organizzazioni sconosciute ai più. Insomma, una mancia clientelare.

Invero, anche se a noi piacerebbe pensare il contrario, pochissimi cittadini hanno letto i programmi elettorali, basando di conseguenza le loro scelte politiche sulla validità dell’idea di città, della concretezza dei progetti e della credibilità politica messa in campo dai diversi candidati in lizza. Le dinamiche elettorali nella nostra città sono avulse da questi elementi sani di valutazione, fondandosi invece sulle convenienze particolari, sui legami parentali, sulle cordate di affari, sui benefici attesi da questo o da quel politico. Per il ristretto gruppo di potere che tiene in pugno la città, i programmi sono solo delle vetrine di buoni propositi per mascherare le cattive intenzioni.

Non si può quindi non condividere il recente allarme lanciato dal prefetto di Agrigento Maria Rita Cocciufa, riportato nella relazione semestrale della direzione investigativa antimafia, secondo la quale “gli enti locali sono in molti casi rappresentati da amministratori non sempre all’altezza dei complessi compiti attribuiti e con apparati amministrativi caratterizzati da carenze di professionalità oltre che di risorse finanziarie, che stentano a rispondere adeguatamente alle istanze dei cittadini. Tale situazione è aggravata dall’assenza di organismi intermedi espressioni della cosiddetta società civile particolarmente restia ad impegnarsi e a partecipare fattivamente a quello che dovrebbe essere il perseguimento del bene comune”

Alla città non resta che aspettare tempi migliori.