La storia di Parco Icori è la storia del suo rifiuto da parte degli agrigentini. Un rifiuto difficilmente comprensibile perchè irrazionale. Pochi giorni fa un amico, invitato ad assistere all’esibizione del coro di Santa Cecilia, ha risposto che quel Parco lo detesta. Perchè? Bisognava occuparsi di Rabato, del suo risanamento, e poi tutto quel cemento…


Da Icori si vede la valle e il mare, ma si vedono anche i tolli, le surreali erezioni in cemento armato, della cui decostruzione anche rispettati accademici come la professoressa Cilona ragionano ormai come di un tema attuale. Quel cemento verticale il mio amico e la maggior parte degli agrigentini non lo vede, non lo mette sul conto del fallimento della città
del dopoguerra e della frana.

Rabato, Parco Icori, Villa Seta e il Porto, che poi sarebbe l’asse ferroviario del treno, della metropolitana di superficie: Rabato, quel mondo raccontato da Settimio Biondi come una specie di nostra favolosa Macondo, è scomparso con la frana e il suo futuro, quello di Santa Croce, di via Garibaldi, è legato al recupero del Parco, al risanamento di Villa Seta, alla costruzione di un rapporto turistico con il Porto, dove si attendono le grandi navi.

“Al parco si scaricano tensioni negative”, sostiene Settimio.

“Qui si dice ci siano i fantasmi”, riferisce Massimo passeggiando dentro l’arena cinematografica che non aveva mai visto.

“Laggiù c’era il macello”, ricorda Vanessa, che è nata a Villa Seta ma i cui genitori erano di Rabato.

Spiegazioni di un rifiuto che rimane inspiegato.

Il coro di Santa Lucia ha voluto ringraziare Bacbac per l’invito. Ma del gruppo che ha dato vita all’associazione e a questa testata erano presenti soltanto in due. Nel deserto di Icori la diserzione della città rimane inspiegata e si estende alle associazioni, ai tanti gruppi che si occupano di ambiente, di cinema e teatro, agli stessi che un anno fa avevano provato a riproporre la questione del Parco alla vigilia della campagna elettorale.

C’è, d’altra parte, la partecipazione degli artisti, molti dei quali vedono per la prima volta Icori, c’è la loro sorpresa per la bellezza e l’abbandono dei luoghi, spesso l’entusiasmo per ciò che si potrebbe fare.

Quella di un paio di trentenni che danno una mano, che forse vedono in queste performances un po’ corsare un varco, un passaggio verso un’altra città.

C’è l’interesse di due assessori, Marco VUllo, che ha fatto rimuovere la discarica all’ingresso, e Francesco Piacarella, che da sempre si è battuto per il recupero del Parco.


E c’è anche il nostro privilegio di godere di momenti di rara bellezza come quelli regalati dal coro di Santa Cecilia, davvero in un’altra città, lontana, tranquillamente consapevoli di essere noi i disertori.