di Tano Siracusa

Scrive Virginia Woolf in Le onde: “Il sole distese lame più larghe sulla casa. La luce toccò qualcosa di verde all’angolo della finestra e lo trasformò in un grumo di smeraldo, una caverna di verde puro, simile a un frutto senza nocciolo.”
Cos’era quel ‘qualcosa di verde’ illuminato dal sole? Virginia Woolf si occupava di pittura. Se quel verde fosse stato in uno dei quadri dei suoi amici pittori, spesso presenti nei suoi romanzi o nel diario, la scrittrice inglese avrebbe annotato un’esperienza visiva che chiunque può verificare, non solo i pittori o gli appassionati di pittura: il colore che percepiamo è quello che la luce rende visibile e la luce del giorno varia continuamente. Come possono variare le illuminazioni artificiali, anche quelle dei musei.
Virginia Woolf non fece in tempo a conoscere la produzione di Rothko, di venti anni più giovane, sicuramente non le grandi superfici monocromatiche e i suoi ‘campi di colore’ oggi esposte nei principali musei del mondo e ammirati da innumerevoli visitatori.
Se non avesse interrotto la sua vita nel ’41, prima o poi Virginia Woolf avrebbe visto i suoi lavori. Forse le sarebbero piaciuti, ne avrebbe comprato uno, e quel ‘verde puro’ acceso dal sole avrebbe potuto essere un dipinto del pittore russo di origini lituane.
Un ‘verde puro’ destinato a scomparire con le ‘lame’ di sole che lo avevano illuminato.
Cosa vedono allora nei musei, nelle collezioni private, coloro che guardano incantati quelle superfici di tinte di verde, di rosso, di giallo? E cosa vedeva lo stesso pittore delle sue pennellate durante il giorno e con le diverse illuminazioni artificiali?
Sul loro ‘significato’ sono stati scritti volumi, articoli, saggi affascinanti.
Ma forse non è alla ricerca di un ‘significato’ che si guarda un colore. Forse lo stupore, l’incanto di chi contempla un Rothko potrebbero essere frutto di un’illusione, quella di trovarsi davanti a un colore ‘puro’, quello descritto da Virginia Woolf, fugace quanto assoluto, all’ ‘in sé’ del verde, del rosso, del giallo. Un’ illusione probabilmente.
Passa una nuvola e il ’verde puro’ descritto in ‘Le onde’ non è più quello di prima. Nel museo cambiano l’illuminazione del quadro e cambia la percezione del colore.
Lo stesso Rothko scriveva: “Io penso che il colore, aiutato dalla luce, entri in relazione con l’anima e comporti conseguenze emotive inattese”.
Un ’aiuto’ che varia inevitabilmente la percezione del colore.
